Alzheimer, rette RSA fino a 74mila euro: cresce il fronte dei rimborsi

Sempre più sentenze stabiliscono che, quando le cure sono sanitarie, i costi devono essere a carico del SSN: boom di ricorsi delle famiglie.

Milano – Ricoverare un paziente con Alzheimer in una RSA può costare alle famiglie fino a 74mila euro complessivi, con rette mensili superiori ai 2.200 euro e degenze che arrivano fino a tre anni. Una spesa che può superare i 30mila euro annui, pari a oltre il doppio della pensione media italiana, con un impatto rilevante sui bilanci familiari.

Nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026, il costo della degenza in RSA ha registrato un progressivo aumento: oggi una famiglia italiana affronta una spesa mensile compresa tra 1.800 e 4.500 euro. In alcune strutture, la retta giornaliera può superare i 110 euro, rendendo il carico economico sempre più gravoso. Il quadro resta inoltre disomogeneo sul territorio nazionale, con costi mediamente più elevati nelle regioni del Nord.

Ma su questi costi si apre sempre più spesso un fronte legale: in molti casi, infatti, la spesa potrebbe non essere dovuta e può essere oggetto di rimborso. Secondo le elaborazioni del network legale Consulcesi & Partners, si registra un aumento delle richieste di verifica e dei contenziosi avviati dai familiari, alla luce di un orientamento giurisprudenziale sempre più favorevole.

In Lombardia si stimano circa 181mila persone affette da demenza, secondo elaborazioni dell’Istituto Superiore di Sanità su dati Istat. Le RSA rappresentano sempre più spesso una soluzione necessaria, con costi che gravano in larga parte sulle famiglie.

«Parliamo di costi molto elevati sostenuti per anni, ma non sempre dovuti», spiega Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners. «La giurisprudenza sta chiarendo che, quando assistenza e cure sanitarie sono inscindibili, l’onere deve ricadere sul Servizio sanitario nazionale. In molti casi queste rette non sono dovute e possono essere rimborsate».

Non tutte le situazioni sono automaticamente contestabili: la valutazione deve essere effettuata caso per caso, verificando la natura delle prestazioni erogate e i contratti di ricovero sottoscritti.

La giurisprudenza si muove ormai con un orientamento sempre più consolidato a tutela dei pazienti e delle loro famiglie, in particolare nei casi in cui le prestazioni sanitarie risultano inscindibilmente integrate con quelle assistenziali.

In questo solco si inseriscono diverse pronunce recenti:

  • Corte di Appello di Firenze (sentenza n. 375/2026): ha dichiarato la nullità del contratto di degenza nei confronti dei familiari, escludendo l’obbligo di pagamento quando le prestazioni risultano inscindibilmente integrate;
  • Corte di Appello di Milano (sentenze nn. 2709/2025 e 3021/2025): ha ribadito che, nei casi di patologie neurodegenerative e non autosufficienza, le prestazioni rese in RSA rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e devono essere a carico del Servizio sanitario nazionale;
  • Corte di Appello di Trento (sentenza n. 233/2025): ha riconosciuto a un’erede il diritto alla restituzione di oltre 162mila euro, oltre interessi e spese legali.

Il principio trova fondamento nell’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, secondo cui il criterio decisivo non è la prevalenza tra componente sanitaria e assistenziale, ma la loro integrazione inscindibile. Nei casi in cui le prestazioni rientrano nei LEA, i costi devono essere sostenuti dal Servizio sanitario nazionale.

Consulcesi & Partners invita le famiglie a verificare i contratti di ricovero e la natura delle prestazioni erogate, per accertare la legittimità delle rette richieste.

Per approfondire il tema, il network legale organizza un webinar gratuito aperto ai familiari, in programma martedì 21 aprile alle ore 12:30, dedicato a diritti dei caregiver e orientamenti giurisprudenziali.

Nel corso dell’incontro saranno affrontati:

  • diritti dei caregiver;
  • norme e tutele giuridiche;
  • casi concreti di rimborso.

«Nel caso dell’Alzheimer – concludono i legali – l’assistenza è per sua natura continuativa e sanitaria. Per questo sempre più tribunali stanno riconoscendo il diritto alla restituzione delle somme versate».