L’azione violenta, volta alla sottrazione di una catenina d’oro e di 500 euro, sarebbe stata scandita da più tappe.
Roma – Una progressione delittuosa sfociata nella rapina di una catenina d’oro e una somma di 500 euro: è quanto contestato a cinque cittadini tunisini, habitué della stazione Termini, che sono stati arrestati dalla polizia.
L’azione violenta, consumata dal gruppo lo scorso 17 aprile, sarebbe stata scandita da più tappe. Iniziata in via Manin, si è sostanziata nell’aggressione delle due vittime che, nella cornice degli eventi, sono state attinte con fendenti procurati con un’arma da taglio e con una bottiglia ridotta in frantumi durante le fasi dell’aggressione.
L’iter criminoso, tuttavia, non si è risolto in un unico frangente, evolvendosi in un vero e proprio inseguimento di gruppo in danno dei due connazionali fino a Piazza Vittorio, conclusosi presso la stazione Metro di Carlo Alberto.
Le vittime, pur attinte più volte da aggressioni fisiche e fendenti, hanno tuttavia trovato la forza di tentare a sottrarsi, nonché di procurarsi elementi che si sono poi rivelati strategici dal punto di vista investigativo. Una di loro, infatti, seguendo la via di fuga del gruppo di aggressori, è riuscita nell’immediatezza dei fatti a porsi in una posizione di favore per documentare i volti di alcuni componenti dell’atto delittuoso.
Successivamente, all’arrivo di una pattuglia del commissariato di Esquilino, sopraggiunta sul posto a fronte della segnalazione di un passante al 112, le stesse vittime avrebbero fornito agli agenti i primi elementi utili ad intercettare in pochi istanti uno degli aggressori, che è stato arrestato mentre era ancora in fuga.
A fronte delle evidenti tracce ematiche trovategli sugli indumenti, aveva tentato di giustificare tale circostanza sostenendo di essersi ferito con delle forbici di cui era nella disponibilità per la sua asserita professione di barbiere. In sede di convalida dell’arresto, l’autorità giudiziaria aveva disposto nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari, successivamente aggravata con quella in carcere a seguito di un suo tentativo di evasione.
Le ulteriori evidenze raccolte, nell’immediatezza dell’episodio, dalle vittime hanno invece fornito l’input ad un’articolata attività investigativa condotta dagli agenti del commissariato di Esquilino, che hanno ricostruito il mosaico delittuoso attraverso una meticolosa opera affidata all’analisi delle immagini degli impianti di videosorveglianza della zona lungo tutto l’itinerario percorso durante le fasi violente della rapina.
Gli altri quattro soggetti sono stati invece individuati nel corso delle indagini, anche grazie al sigillo apposto dal riconoscimento fotografico operato dalle vittime. Tutti i componenti del gruppo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero espresso un ruolo attivo nell’azione criminosa messa in atto, anche sostanziatasi in condotte minatorie rivolte nelle fasi dell’aggressione, aggravate dall’esibizione di un coltello custodito nei pantaloni da uno dei correi.
All’esito delle indagini, il Gip presso il Tribunale ordinario di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica capitolina, ha emesso nei loro confronti una ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere, sottolineando come l’assenza di una fissa dimora, a tacere dell’excursus criminoso dei singoli componenti del branco, rappresentino senza dubbio un fattore indicativo della loro pericolosità. Sono ora gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di rapina e lesioni.