Il regista di “La chiave” e “Monella” si è spento a Roma. A settembre l’omaggio di Venezia, a cui non era riuscito a partecipare.
Roma – Ha passato una vita intera a sfidare la censura, i benpensanti e la morale di un’Italia che arrossiva davanti ai suoi film, salvo poi riempire le sale per vederli. Tinto Brass se n’è andato questa mattina, intorno alle 10.30, nella sua casa romana: aveva 93 anni. A dare la notizia all’ANSA sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. Per l’ultimo saluto la famiglia ha scelto, per ora, una cerimonia strettamente privata.
Nato a Milano il 26 marzo 1933, all’anagrafe Giovanni Brass, si era laureato in Giurisprudenza prima di trasferirsi a Parigi, dove alla Cinémathèque française aveva respirato l’aria della Nouvelle Vague e lavorato come assistente di Roberto Rossellini e Joris Ivens. Il debutto dietro la macchina da presa arriva nel 1963 con Chi lavora è perduto, presentato a Venezia e subito finito nel mirino della censura. Un battesimo del fuoco che dice già tutto del personaggio.
Prima di diventare il nome simbolo del cinema erotico italiano, Brass aveva sperimentato strade diverse, con film come Col cuore in gola, L’urlo e La vacanza, premiato a Venezia. La svolta arriva con Salon Kitty nel 1976 e soprattutto con La chiave nel 1983, con una Stefania Sandrelli indimenticabile: è l’inizio di una stagione di successi al botteghino. Seguono Miranda, Paprika, Così fan tutte, Monella, fino all’ultimo lungometraggio, Monamour, nel 2005. In tutto, una trentina di film in più di quarant’anni di carriera.

Il destino ha voluto che il suo ultimo, grande abbraccio con il pubblico arrivasse proprio da dove tutto era cominciato. A settembre la Mostra del cinema di Venezia gli aveva reso omaggio scegliendo come film di preapertura Col cuore in gola, in una nuova versione restaurata. In sala, però, lui non c’era: le sue condizioni di salute, già precarie, gli avevano impedito di partecipare.
Resta la sua voce, e quella idea di cinema che non ha mai rinnegato. “Ho fatto tanti film erotici perché ritenevo l’erotismo una chiave fondamentale dell’espressione umana e soprattutto la chiave per raccontare le donne”, raccontava tempo fa. “Credo di aver contribuito a cambiare un po’ la visione dell’eros”. Una scommessa vinta, che oggi l’Italia del cinema saluta con un ultimo applauso.



