Aldo Marra è stato ucciso a 55 anni dopo una lite. Fermato un 33enne con precedenti per droga: era uscito di casa con il coltello già in tasca.
Como – Un pomeriggio qualunque al bar sotto casa, qualche chiacchiera tra clienti abituali. Poi una parola di troppo, una lite che degenera e una lama che spunta dalla tasca. Così è morto Aldo Marra, 55 anni, falegname conosciutissimo a Cantù, colpito a coltellate sabato 31 ottobre all’esterno del bar Bivio di via Montello, nella frazione di Vighizzolo. Per l’omicidio i carabinieri hanno fermato Cristian Maffia, 33 anni, residente in città. Ai militari avrebbe dato una giustificazione che lascia senza parole: “Mi sfotteva per l’accento calabrese”.
Erano da poco passate le 14 quando, secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, il 33enne avrebbe iniziato a infastidire clienti e gestore del locale. Marra lo avrebbe invitato ad andarsene e lo avrebbe seguito fuori, per assicurarsi che si allontanasse davvero. È lì, davanti al bar, che la discussione è precipitata. Maffia avrebbe estratto il coltello e colpito due volte: un fendente alla spalla destra, l’altro, fatale, all’addome.
I sanitari di Areu lo hanno trovato già in arresto cardiaco. Dopo i primi soccorsi sul posto è scattata la corsa disperata verso l’ospedale, ma le ferite erano troppo profonde: per il 55enne non c’è stato nulla da fare.
L’aggressore si era allontanato, ma i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cantù lo hanno rintracciato in poco tempo, anche grazie al racconto dei presenti. Già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati alla droga, ha fornito la sua versione: avrebbe reagito perché spaventato dalla corporatura imponente della vittima, che lo avrebbe deriso per la sua cadenza. E ha spiegato perché girasse armato: “Sono uscito di casa già armato di coltello. Temevo d’imbattermi in un soggetto a cui dovevo 200 euro“. Ora rischia di dover rispondere di omicidio aggravato dai futili motivi.
Sposato e padre di due figli, Marra lavorava in una nota azienda del legno arredo canturino ed era una figura amatissima in paese, soprattutto per il suo impegno come allenatore e collaboratore della squadra di calcio dell’oratorio San Michele. “Un crimine così brutale e inumano non resterà impunito”, ha commentato il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, esprimendo cordoglio alla famiglia e “a tutta la comunità canturina, scossa da questo atroce delitto”.



