Indagini interne e diari personali riportano alla luce abusi rimasti nascosti per anni nella Compagnia di Gesù.
Roma – Un’indagine interna della Compagnia di Gesù ha portato alla luce un quadro di abusi di ampiezza molto più vasta di quanto inizialmente emerso, riaprendo una ferita rimasta a lungo sommersa all’interno del mondo ecclesiale.
Al centro della vicenda c’è padre Sauro de Luca, gesuita italiano morto nel 2012 a 85 anni, responsabile per oltre trent’anni del Movimento eucaristico giovanile, che secondo le conclusioni dell’inchiesta avrebbe molestato sessualmente circa trenta donne, alcune delle quali minorenni.
L’accertamento è arrivato dopo un lavoro investigativo avviato nel 2024 dalla Compagnia di Gesù in seguito a nuove segnalazioni.
Le verifiche hanno permesso di ricostruire una lunga sequenza di abusi avvenuti tra il 1967 e il 1998, periodo in cui De Luca era una figura di riferimento nazionale del Meg e svolgeva attività di accompagnamento spirituale, confessioni e colloqui personali in diverse città italiane, tra cui Roma, Cortona, Assisi e Bardonecchia. In quel contesto, spesso all’interno della sua stanza privata, si sarebbero verificati abusi spirituali e di autorità che in alcuni casi sono sfociati anche in violenze sessuali.
Un elemento decisivo dell’indagine è stato il ritrovamento dell’archivio personale del religioso, composto da 84 faldoni tra diari, appunti e fotografie. In uno di questi diari De Luca descriveva in prima persona gli abusi inflitti a numerose donne e ragazze, confermando una dimensione del fenomeno ben più ampia rispetto alle cinque vittime inizialmente note.
Le prime denunce erano arrivate già nel 2010, quando due donne che all’epoca dei fatti erano minorenni si rivolsero ai gesuiti. Allora fu avviata un’indagine interna, il sacerdote fece alcune ammissioni e vennero adottate misure restrittive che lo portarono a vivere di fatto isolato fino alla morte, avvenuta due anni dopo. La vicenda non fu resa pubblica, anche per la richiesta di anonimato delle persone coinvolte e per l’impossibilità di un contraddittorio.
La svolta è arrivata nel 2024, quando il nuovo responsabile del Meg ha deciso di rendere pubblica la storia e di avviare un percorso di verità affidato a una consulente laica esperta, che ha ascoltato vittime, testimoni e religiosi. Nel corso delle audizioni è emerso anche un secondo caso: un altro gesuita, oggi anziano e ancora in vita, avrebbe abusato sessualmente di cinque donne durante il suo incarico nel movimento. I fatti sono stati dichiarati prescritti dal Dicastero vaticano per la Dottrina della Fede, ma la Compagnia di Gesù ha comunque imposto restrizioni severe, tuttora in vigore, che limitano ogni attività pubblica e i contatti esterni del religioso.
Dalle testimonianze raccolte è emerso che molti confratelli e superiori di padre De Luca non avevano percepito comportamenti inappropriati, mentre tra alcuni laici frequentatori del Meg certi atteggiamenti erano noti ma sottovalutati. Il rapporto finale riconosce inoltre che tra gli anni Ottanta e il 2010 erano arrivate segnalazioni informali che non avevano prodotto interventi concreti, anche a causa del contesto culturale dell’epoca.
La Compagnia di Gesù ha ammesso gravi carenze nella gestione delle segnalazioni e ha chiesto perdono alle persone ferite, riconoscendo che solo un’assunzione di responsabilità piena può aprire un percorso di cambiamento. La vicenda, secondo i vertici dell’ordine, ha imposto una riflessione profonda sulle pratiche di prevenzione, formazione e tutela delle persone vulnerabili, inserendosi in un cammino più ampio che coinvolge l’intera Chiesa e che punta a evitare che simili fallimenti si ripetano.