Abusata ogni settimana dal nonno nel lettone di casa: 64enne condannato

La piccola, che all’epoca aveva solo 8 anni, non è rimasta in silenzio. Più volte ha cercato di allontanarlo, di farlo smettere.

Sondrio – Doveva essere il rifugio più sicuro del mondo, la casa dei nonni, quella delle coccole e delle favole della buonanotte. Per una bambina di appena 8 anni si è trasformata invece in un incubo che tornava ogni settimana, sempre nello stesso posto: il lettone dove dormiva stretta tra il nonno e la nonna. Martedì 3 novembre il Gup del Tribunale di Sondrio, Antonio De Rosa, ha condannato in primo grado a sei anni di reclusione per violenza sessuale aggravata il nonno paterno della piccola, un uomo di 64 anni residente in provincia.

Il processo si è svolto con il rito abbreviato, che in caso di condanna garantisce lo sconto di un terzo della pena. Secondo l’accusa, gli abusi sono andati avanti dall’estate del 2023 all’aprile del 2024. La bambina si fermava spesso a dormire dai nonni e i tre dividevano un unico letto. Proprio lì, soprattutto di notte, l’uomo avrebbe approfittato della vicinanza per abusare di lei con cadenza settimanale. E non solo nel letto: come ricostruito da Il Giorno, anche sul divano, sotto un plaid, davanti alla tv.

La piccola non è rimasta in silenzio. Più volte ha cercato di allontanarlo, di farlo smettere, con le parole che una bambina di quell’età riesce a trovare: “Basta, piantala, smetti di darmi fastidio”. Suppliche che, secondo l’accusa, non lo hanno mai fermato. All’imputato erano contestati gli articoli 609 bis e 609 ter del codice penale, con le aggravanti dell’abuso dei rapporti di ospitalità, dell’ascendente esercitato sulla nipote e dell’età della vittima, che aveva meno di dieci anni.

Alla condanna si aggiungono pene accessorie pesantissime. Il nonno è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e, per tutta la durata della pena, sarà in stato di interdizione legale. Non potrà mai più ricoprire incarichi di tutela, curatela o amministrazione di sostegno, né lavorare in scuole o strutture frequentate soprattutto da minori.

Dovrà inoltre risarcire la bimba e i suoi genitori, che si sono costituiti parte civile. La cifra definitiva sarà stabilita in un procedimento a parte, ma intanto il giudice ha disposto le prime provvisionali: 10mila euro alla vittima, che si sommano ai 20mila già versati, e 5mila euro a ciascuno dei genitori. Soldi che non potranno mai restituirle l’infanzia rubata tra le mura di casa.