Toti si è dimesso: ed è già testa a testa Orlando-Rixi per la successione

Il presidente ha lasciato l’incarico in modo irrevocabile. Chiederà la revoca degli arresti domiciliari. La Liguria forse al voto a ottobre.

Genova – Giovanni Toti si è dimesso da presidente della Liguria. Dopo ottanta giorni di arresti domiciliari per l’inchiesta in cui è accusato di corruzione, falso e abuso d’ufficio ha così lasciato la poltrona da governatore. “Giovanni Toti si è dimesso da presidente di Regione Liguria. A consegnare la lettera di dimissioni irrevocabili all’ufficio protocollo dell’Ente è stato questa mattina alle 10.40 l’assessore Giacomo Raul Giampedrone su delega dello stesso Toti”, ha comunicato lo staff in Regione.

Molto probabilmente l’ex governatore farà partire subito la richiesta di revoca della misura cautelare alla gip che ha disposto nei suoi confronti la custodia nella villa di Ameglia. Le dimissioni di Toti hanno dato virtualmente il via alla campagna elettorale per la presidenza della Regione Liguria. Dove ci sono già due candidati: l’ex ministro della Giustizia ed esponente Pd Andrea Orlando e il leghista Edoardo Rixi, vice di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Edoardo Rixi

Sono ore cruciali, a Genova e Ameglia. Mentre a Palazzo di Giustizia i pm si avviano a concludere la fase istruttoria delle indagini – oggi gli ultimi tre interrogatori – Giovanni Toti sta decidendo come e quando rassegnare le dimissioni. Sempre più vicine. Il presidente di Regione è ai domiciliari dallo scorso 7 maggio, accusato di corruzione, voto di scambio e finanziamento illecito. Se finora aveva sempre respinto l’ipotesi di lasciare l’incarico, con il passare dei giorni avrebbe cambiato idea. Pesa l’incontro chiesto e poi congelato con il leader della Lega Matteo Salvini, pesano gli scricchiolii della maggioranza e le tensioni su temi caldi come il Rigassificatore. Ma soprattutto l’obiettivo è scongiurare il giudizio immediato.

Giovanni Toti

La scelta delle dimissioni viene mentre l’inchiesta è alle battute finali. E sul governatore della Liguria aleggia lo spettro del processo immediato custodiale. I pubblici ministeri Luca Monteverde e Federico Manotti potranno disporlo a partire da martedì 30 luglio. Ovvero quando scadranno i termini per presentare ricorso al tribunale del riesame contro i domiciliari. Che Toti comunque non farà, come ha assicurato in più occasioni il suo legale Stefano Savi. Per il presidente questo significherebbe finire subito a processo, senza passare dal giudice per l’udienza preliminare. E soprattutto restando agli arresti nella villa di Ameglia. Con le dimissioni invece l’istanza per la revoca dei domiciliari non avrebbe motivi per non essere accolta. Perché senza la carica decade il rischio di reiterazione del reato.

Andrea Orlando che sfiderà Rixi

Con il ritorno in libertà in ogni caso Toti potrebbe lo stesso ricevere l’avviso di conclusione indagini, prodromo della richiesta di rinvio a giudizio. Ieri intanto in consiglio a Genova è stato formalizzato il cambio di nome per Cambiare – Con Giovanni Toti, che adesso non ha più la parola “presidente” nel nome. Perché, come hanno spiegato i consiglieri, in caso di elezioni così non dovranno raccogliere di nuovo le firme. Una scelta che tradisce l’intenzione di non candidarsi da parte di Toti. Per lo meno non a presidente. La tornata elettorale sarà anticipata tra ottobre e novembre, forse accorpata con le urne in Emilia-Romagna e Umbria.

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