Ad Harvard le domande per “Humanities 10” sono cresciute a dismisura: si sono candidati in 180 per 90 posti disponibili.
Cambridge – Smartphone e computer lasciati fuori dall’aula, intelligenza artificiale vietata, un mattone da leggere ogni settimana e nessun aiuto per alzare la media. Sulla carta ha tutto per spaventare una matricola, eppure è diventato il corso più conteso del primo anno ad Harvard. Si chiama “Humanities 10”, per gli studenti semplicemente “Hum 10”, e quest’autunno ha ricevuto 180 domande per appena 90 posti.
Le richieste di ammissione sono aumentate del 40%, racconta la giornalista Pamela Paul sul Wall Street Journal, che per prima ha raccontato il fenomeno. Per entrare non basta iscriversi: bisogna presentare un saggio. E chi viene preso sa a cosa va incontro. Presenza obbligatoria a ogni lezione, rimproveri per chi arriva in ritardo, saggi da scrivere con regolarità e un ritmo di lettura da maratona.
Il programma parte dall’Odissea di Omero, arriva fino all’Ulisse di James Joyce e poi torna indietro per chiudere con l’Iliade. In mezzo ci sono Platone, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin e Jane Austen.
Il corso è nato nel 2008 da un’idea venuta durante una cena a due grandi nomi della letteratura inglese, Stephen Greenblatt e Louis Menand, entrambi professori e autori di best-seller. Il modello erano un celebre seminario della Columbia e il programma Directed Studies di Yale. L’obiettivo era frenare il calo di interesse degli studenti per le materie umanistiche.
Oggi a spingere le iscrizioni è anche il passaparola degli ex studenti, che ne parlano con entusiasmo sui social. Ma secondo gli esperti c’è soprattutto una reazione all’intelligenza artificiale e alle scorciatoie digitali. Diversi studenti hanno raccontato al giornale di essersi sentiti chiedere da amici e conoscenti perché non si facessero semplicemente riassumere i libri da un chatbot.
“Gran parte di ciò che impariamo in questo corso deriva dall’esperienza umana, e questo non si può ottenere dall’intelligenza artificiale“, ha spiegato la studentessa Peggy Urdan. “L’unico modo per ricavare qualcosa da questo corso è non usarla”.
Nemmeno chi insegna sa spiegarsi del tutto questa febbre. “Ho avuto l’impressione che molti studenti sentano che la cultura di oggi non sia favorevole alla lettura profonda e alla riflessione”, ha detto il professor David Elmer, che oggi guida il corso. “Se sia colpa dell’intelligenza artificiale, onestamente non lo so”, ha ammesso.



