Nuovo allarme bomba sul volo Ryanair Roma-Lisbona

A far partire l’allerta la telefonata di un agente. È l’ultimo episodio di un’ondata di minacce che da giorni tiene in scacco i cieli d’Europa.

Lisbona – Doveva essere un normale volo del mattino, poco più di due ore e mezza tra Roma e la capitale portoghese. E invece, ancora una volta, una minaccia ha trasformato l’arrivo in uno scalo blindato. Un aereo della Ryanair partito da Roma è finito al centro di un allarme bomba nella mattinata di oggi, venerdì 6 novembre: il velivolo è atterrato intorno alle 8 all’aeroporto Humberto Delgado di Lisbona, dove è scattata l’operazione di sicurezza.

A dare per prima la notizia è stata la Cnn Portugal, seguita a ruota da altri media. Secondo quanto ricostruito, l’allerta è arrivata alla Polícia de Segurança Pública, la polizia portoghese, attraverso una telefonata di un agente delle forze dell’ordine. Un dettaglio tutt’altro che secondario: l’identità di chi ha chiamato è stata verificata dalla Polícia Judiciária, prima che la macchina dei controlli si mettesse in moto.

Quello di Lisbona non è un caso isolato. È soltanto l’ultimo tassello di una vera e propria raffica di allarmi che da giorni getta nel caos il traffico aereo del Vecchio Continente. Il copione si ripete, quasi identico. Martedì 3 novembre era toccato proprio alla rotta opposta: un volo Ryanair da Lisbona diretto a Fiumicino, insieme a un altro in arrivo da Dublino, era stato scortato dai caccia dell’Aeronautica Militare fino all’atterraggio, dopo una mail anonima inviata ad Aeroporti di Roma. Controlli su passeggeri, bagagli e aerei, intervento degli artificieri: nessun ordigno. Lo stesso giorno, allarmi analoghi a Varsavia, Murcia e Sofia.

Poi, giovedì 5 novembre, la seconda ondata in una settimana: più di una dozzina di voli deviati o controllati tra Italia, Francia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Belgio, Romania e Austria, alcuni scortati dai jet militari. Anche allora, tutti falsi allarmi.

Chi ci sia dietro resta un mistero. Per due voli diretti a Roma è spuntata la mail di un sedicente gruppo antifemminista, ma nessuno ha confermato la paternità dell’intera ondata e l’Unione europea giudica prematuro collegare gli episodi. Intanto, tra passeggeri in attesa sulle piste e piloti costretti a cambiare rotta, la paura viaggia più veloce degli aerei.