Giallo della ricina, la polizia torna in casa Di Vita prima del dissequestro

Una decina di agenti nella villetta di Pietracatella. Sul posto anche Gianni Di Vita: “Voglio solo che questa storia finisca”.

Campobasso – Per quasi un anno quella villetta è rimasta chiusa e sigillata, custode muta di un dolore che un intero paese non riesce a dimenticare. Questa mattina, venerdì 6 novembre, la polizia è tornata nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, nel cuore del Molise, dove vivevano Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara, appena 15 anni, morte avvelenate con la ricina durante le feste di Natale dello scorso anno. Una nuova perquisizione, l’ennesima, al termine della quale, secondo quanto si apprende, l’abitazione dovrebbe essere finalmente dissequestrata.

Gli agenti della Questura di Campobasso si sono presentati davanti allo stabile poco dopo le 9. Almeno una decina gli uomini impegnati, con le operazioni coordinate dal capo della Squadra Mobile, Marco Graziano. Mezz’ora più tardi, alle 9:30, è arrivato anche Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Non è la prima volta che gli investigatori varcano quella soglia: la polizia era già entrata più volte nella casa sotto sequestro, a dicembre e a gennaio, e poi ancora durante l’estate.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Larino, non si è mai fermata. In questi mesi sono state ascoltate più di duecento persone, alcune anche più volte. Il 29 ottobre, in Questura, sono stati estratti i dati da computer, hard disk, pendrive e smartphone sequestrati a fine settembre negli studi di Gianni Di Vita, alla presenza del consulente informatico della difesa.

A ottobre gli inquirenti hanno passato al setaccio i pc di diverse scuole della zona, a caccia di ricerche online sulla ricina. E negli ultimi giorni sono stati sentiti, come persone informate dei fatti, diversi professori del liceo classico “Mario Pagano” di Campobasso, la scuola frequentata da Sara e dalla sorella maggiore Alice.

Proprio alla vigilia della perquisizione, Gianni Di Vita ha rotto il silenzio ai microfoni de La Vita in Diretta su Rai 1 e dell’emittente molisana Teleregione:

“Non ho paura di nulla perché non ho nulla da nascondere. Voglio solo che questa storia finisca il prima possibile”.

Parole che lasciano trasparire una speranza amara: “Non vorrei che fosse stato un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia“. E ancora: “La verità la voglio per mille motivi, per giustizia e perché io e Alice non saremo mai sereni senza la verità“.

Alice, che a giugno si è diplomata, oggi studia all’università a Torino. Nell’atrio del suo vecchio liceo, intanto, un grande pannello raccoglie centinaia di messaggi scritti dagli studenti per Sara. Un abbraccio collettivo per una ragazza strappata alla vita troppo presto, mentre la sua casa, dopo quasi un anno, si prepara a riaprire le porte su un mistero ancora senza risposta.