La ricerca #Introspezioni racconta aspettative e timori: gli italiani chiedono percorsi concreti, ma non sempre danno una seconda chance.
Roma – “È estremamente importante, oserei dire necessario, specie in questo momento storico, tener conto dei percorsi di rieducazione e di consapevolezza dell’errore da parte dei giovani detenuti. I quali, secondo questa nuova fotografia sociale, trovano riscatto nei tre pilastri fondamentali della famiglia, della scuola e della società”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenuto ai lavori della presentazione dello studio #Introspezioni vol. II – Costruire il futuro in un mondo che cambia, avvenuta oggi nella Sala Capitolare presso il Chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva.
Attivare un percorso di riconoscimento e comprensione della gravità dell’errore ma anche fornire al giovane gli strumenti per lavorare su sé stesso, migliorarsi e riappropriarsi del proprio futuro.
È lo scopo che l’opinione pubblica, il 51% nella prima opzione e il 38% nel secondo caso, attribuisce ai periodi di esecuzione delle pene detentive minorili: la pena funziona se genera consapevolezza e abilita una nuova vita.
Il tema del reinserimento è vissuto con una postura specifica, che integra l’empatia della ‘seconda possibilità’, intesa come il diritto individuale a ricominciare (33%) ma anche la visione utilitaristica dell’interesse collettivo (50%).
Questi alcuni dei dati ottenuti dall’indagine ‘#Introspezioni, che ha sondato un campione rappresentativo nazionale di 1500 italiani maggiorenni.
L’evento promosso dal Ministero della Giustizia, in particolare dalla Capo Segreteria del Ministro, Gippy Rubinetti, è stato realizzato in collaborazione con Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS e curato da SWG e Cuntura.
Ai lavori, le cui conclusioni sono state affidate al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sono intervenuti il Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, il Capo del Dipartimento della Giustizia minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, il Vicepresidente della Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, il segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti, le deputate Maria Elena Boschi e Elisabetta Piccolotti, il Presidente della Fondazione Lottomatica, Riccardo Capecchi, la Presidente della Fondazione Francesca Rava-NPH Italia ETS, Mariavittoria Rava, Alessandro Scalcon, Senior researcher di SWG e l’attrice Benedetta Porcaroli. Modera Giovanna Pancheri, giornalista Sky TG24.
“Con la prima indagine di #Introspezioni abbiamo dato voce ai ragazzi negli istituti penali minorili, perché ascoltare è il primo atto di responsabilità civile – ha dichiarato il Presidente di Fondazione Lottomatica Riccardo Capecchi -. Con questa seconda edizione, abbiamo cercato di capire qual è il pensiero di chi è fuori. Una interlocuzione con il Paese e le comunità in cui questi ragazzi dovranno tornare. Il messaggio è chiaro: gli italiani credono che una pena possa generare consapevolezza e aprire a una nuova vita, e chiedono percorsi fatti di formazione, lavoro e relazioni. Conoscere è la base per costruire interventi di reinserimento davvero efficaci, e continueremo a sostenere questo lavoro insieme alle istituzioni, al mondo della ricerca e al Terzo settore.”
Tre italiani su 5 guardano con fiducia alla possibilità che un giovane, che abbia commesso un reato, riesca a ripartire e a cambiare vita (58%). Oltre 8 su 10 ritengono importante agire su più fronti, dalla formazione al lavoro, dal supporto pratico-materiale a quello psicologico, fino alla ricostruzione di relazioni positive.
Secondo il campione intervistato, sono proprio le relazioni che attendono il ragazzo fuori dall’Istituto che possono creare ostacoli e compromettere tutto il lavoro fatto mentre si sconta la pena: per il 57% il rischio di perdersi nuovamente si annida proprio nel ritorno in un mondo fatto di ambienti e persone sbagliate; per il 49 nell’assenza di una rete di supporto familiare, a cui si aggiunge per il 40%, la difficoltà a trovare un lavoro e costruirsi una indipendenza economica.
“Introspezioni, con riferimento ai ragazzi collocati nel comparto detentivo minorile, è un importante strumento di analisi dell’universo giovanile, non colto nella semplice realizzazione del reato, ma nelle prospettive, nei sogni, nei progetti, nei dilemmi, nel disagio che può avere alimentato il reato – ha sottolineato Sangermano -, e quindi, è uno strumento per dare un senso all’intervento dello Stato e del Dipartimento; un senso prospettico e progettuale per dare una prospettiva e una speranza a questi ragazzi”.
Ed è proprio sulla speranza di una nuova ripartenza che l’ampia maggioranza degli italiani (84%) non crede sia possibile per i giovani farcela da soli, e individuano nella presenza di persone positive intorno (39%) e nei servizi di accompagnamento all’uscita dal sistema Giustizia (32%), i soggetti più in grado di mitigare il rischio della recidiva.
“I dati ci restituiscono una comunità che crede nel recupero dei ragazzi e nella possibilità di una seconda vita, ma che chiede anche sicurezza e responsabilità. – ha dichiarato Ostellari -. È proprio da qui che dobbiamo partire: una pena funziona quando chi ha sbagliato comprende la gravità delle proprie azioni e si impegna a costruire un futuro diverso, attraverso lo studio e il lavoro. Per questo stiamo investendo in nuovi istituti, comunità, personale specializzato e percorsi di recupero insieme al terzo settore. Abbiamo rafforzato anche le procure minorili e gli strumenti normativi di prevenzione e contrasto alla criminalità giovanile. Siamo sulla strada giusta, perché contrastare la recidiva significa garantire maggiore sicurezza a tutta la comunità”.
Un ulteriore e fondamentale ingrediente per il pieno reinserimento dei giovani autori di reato riguarda la presenza o meno di una favorevole ‘cultura della seconda possibilità’ nel Paese. Da questo punto di vista, la ricerca evidenzia come per 1 italiano su 3 sia “normale e giusto” che il reato passato continui a pesare sulle opportunità di questi giovani, anche dopo aver espiato la propria condanna: una parte dell’opinione pubblica fatica a perdonare e a voltare pagina.
Per questi giovani esiste una sorta di ‘debito’ sociale da pagare, oltre a quello con la Giustizia. E il 55% tende ad aprirsi a una ‘seconda possibilità’ solo se il reato “non è stato troppo grave”. Eppure, 3 italiani su 4 sono consapevoli che le possibilità di reinserimento di questi ragazzi dipendono dalla disponibilità della comunità ad accoglierli e che se non viene data loro un’opportunità, i rischi per la comunità stessa (connessi alla recidiva) aumenterebbero.
“Dall’indagine #Introspezioni II emerge che il 58% degli italiani crede nella possibilità che un giovane che ha commesso un reato, una volta scontata la pena, possa cambiare vita e costruire un futuro diverso – ha dichiarato Mariavittoria Rava -. Perché questa seconda possibilità diventi un concreto percorso di riscatto, la nostra Fondazione lavora ogni giorno nei principali istituti penali minorili d’Italia, attraverso progetti concreti di educazione, rieducazione e formazione professionale, offrendo ai ragazzi strumenti e competenze per sviluppare consapevolezza e responsabilità. È attraverso questo percorso che, una volta espiata la pena, i giovani devono poter trovare una reale opportunità di riscatto, riprendere in mano la propria vita e tornare a essere protagonisti del proprio futuro e della comunità in cui vivono”.
L’indagine è stata realizzata con metodo CAWI (Computer Assisted Web interview) tra il 19-22 ottobre 2026, come già detto, su un campione di 1500 italiani maggiorenni, stratificato per quote di genere, fascia d’età e macroarea di residenza.



