Nadir Rossi, ex infermiere di Verona, fa scena muta davanti al Gip. Respinti i domiciliari chiesti per la figlia di 4 anni.
Verona – Il volto coperto da un cappuccio, le lacrime nei corridoi del tribunale, poi il silenzio davanti al giudice. E una porta che resta chiusa: niente domiciliari. Nadir Rossi, l’ex infermiere di 35 anni accusato di aver ucciso la moglie Jessica Dalla Chiara con iniezioni di insulina, resta in carcere. La Gip Carola Musio ha respinto la richiesta dei suoi avvocati, che volevano riportarlo nella casa di Bussolengo perché la figlia di 4 anni avrebbe chiesto di stare con il papà. E mentre lui tace, i nonni materni si preparano a lottare per quella bambina.
L’interrogatorio di garanzia, lunedì 2 novembre a Verona, è durato appena un quarto d’ora: il tempo di avvalersi della facoltà di non rispondere e tornare in cella, dove si trova da giovedì 29 ottobre e dove, proprio il giorno prima, aveva compiuto 35 anni. A spiegare la scelta sono i difensori, gli avvocati Giacomo Giulianelli e Davide Lovato: “Il procedimento è particolarmente complesso e comprende una mole considerevole di atti. Riteniamo che ogni valutazione debba essere compiuta sulla base di un esame completo. Ci sarà modo e tempo per farlo, con il rigore e la riservatezza che questa vicenda richiede”.
Le accuse disegnano un piano lungo settimane. Secondo la procura, Rossi, ex infermiere del pronto soccorso di Borgo Roma, avrebbe iniettato di nascosto insulina alla moglie, anche lei infermiera, 32 anni. Un primo tentativo la notte del 22 maggio 2024, che la mandò in coma. Altre dosi durante il mese di ricovero a Borgo Trento, sfruttando il camice per entrare nel reparto anche fuori dagli orari di visita.

Infine l’ultima flebo, quella fatale, a casa, il 24 giugno 2024, tre giorni dopo le dimissioni. Poi la cremazione frettolosa del corpo e i 100mila euro della polizza sulla vita incassati. Nel suo telefono, ricerche su ipoglicemia e overdose da insulina già da aprile, prima ancora dei malori: per gli inquirenti, il segno della premeditazione.
A far partire tutto, insieme alla segnalazione dell’ospedale, erano stati proprio i genitori di Jessica, separati da anni, che non avevano mai creduto a una morte naturale. Oggi la madre, Loretta Rossi (nessuna parentela con il genero, nonostante il cognome), non vede la nipote da tempo: i rapporti con la famiglia del marito si erano rotti quando aveva iniziato a sospettare. Davanti al tribunale per i minorenni di Venezia è già aperto un procedimento perché la piccola venga affidata alla nonna materna. “È stata fatta giustizia”, ha detto la donna dopo l’arresto del genero.



