Il castagno grande risorsa per i giovani

La castanicoltura sta vivendo una sorta di rinascita dopo decenni di oblio, confermata anche dall’interesse dei mercati. Grande opportunità per l’occupazione giovanile.

Lo scorso 30 settembre l’Accademia Nazionale di Agricoltura, storica fondazione culturale e scientifica per la promozione della ricerca su agricoltura, agroalimentare, ambiente e alimentazione, con sede a Bologna, in collaborazione con la locale Fondazione Cassa di Risparmio e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ha tenuto un convegno sul valore storico del castagno.

L’albero che ha rappresentato, in passato, una notevole forma di sostentamento economico per i contadini. Questi ultmi univano l’utile, la sopravvivenza, all’equilibrio dell’ambiente, con la salvaguardia dei boschi. Negli ultimi decenni, tuttavia, si è verificata una forte emigrazione verso la città, a causa dell’economia del castagno non più idonea a soddisfare i bisogni della popolazione del luogo.

Così molti castagneti sono stati abbandonati innescando un processo di dissesto idrogeologico e dismissione di tipiche attività della montagna. Una situazione che ha prodotto strascichi sociali per la scomparsa dei rapporti di produzione legati alla castanicoltura e alla cultura, per la perdita di antiche tradizioni e della cura paesaggistica perché è venuta meno la cura del territorio.

L’Accademia Nazionale dell’Agricoltura, grazie al contributo finanziario delle due Fondazioni, ha deciso di investire nello sviluppo economico, sociale e culturale delle aree interne. L’ente ha organizzato percorsi formativi a favore di studenti che hanno terminato gli studi di scuola media superiore e laureati.

Un tentativo per offrire occasioni di lavoro ai giovani in montagna, per la coltivazione, il trattamento e la gestione del bosco e della castanicoltura. Una maniera per la formazione di nuove professionalità che possano contribuire all’avvicendamento generazionale.

Il progetto è rivolto all’appennino emiliano. La castanicoltura sta vivendo una sorta di rinascita dopo decenni di oblio, confermata dall’interesse dei mercati. Per soddisfare questa richiesta c’è bisogno di professionalità che sappiano tenere insieme tradizione e modernità, ottimizzando anche le risorse dell’Università.

L’Accademia si propone come ruolo di stimolo e catalizzazione allo scopo di veicolare, in una strategia di sistema, i bisogni provenienti dal territorio. E’ un tentativo per offrire delle chances occupazionali ai giovani, ravvivando la tradizione dell’Appennino, i cui castagneti rappresentano un patrimonio da salvaguardare.

Nuova vita per i castagneti e grandi opportunità di lavoro

Sono luoghi in cui la particolare sinergia tra eredità del sapere, nuove possibilità lavorative e finalità didattiche formano un unicum che produce benefici all’economia, alle comunità e al paesaggio boschivo. D’altronde la difesa del territorio montano può esercitarsi solo se i giovani hanno gli arnesi idonei per immaginare un loro futuro in queste zone.

I corsi sono organizzati anche grazie alla collaborazione dell’Alma Mater di Bologna. Tra i vari meritano menzione quello per “Addetto alla gestione di un castagneto con specifiche competenze in potatura ed innesto”, a cui possono iscriversi i neo diplomati delle scuole superiori felsinee e offre gli strumenti empirici per operare nel benessere e nella produttività del castagneto.

Inoltre è in programma il corso “Gestione del castagneto da frutto e da legno” per i laureati, rivolto a chi già lavora nel settore e ai dipendenti dei Comuni montani. Lo scopo è avere una visione manageriale della tutela dell’ambiente di montagna.

Sono iniziative lodevoli e da incentivare, tuttavia non dovrebbero essere lasciate al libero arbitrio di una fondazione ma essere il risultato di una programmazione scolastica pubblica…