Lo schianto è avvenuto durante la missione Eufor Althea. Crosetto: “Hanno perso la vita servendo l’Italia”.
Brcko – Pochi istanti, il rombo dei rotori che diventa un vortice, poi lo schianto. Si è spezzata così, nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre, la vita di quattro militari italiani a bordo di un elicottero CH-47 Chinook dell’Esercito precipitato nel villaggio di Gorice, alle porte di Brcko, nel nord-est della Bosnia-Erzegovina. A bordo c’erano 15 persone: per il sergente Simone Ruggia, il sergente Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci non c’è stato scampo. Gli altri 11 sono rimasti feriti ma, assicura la Difesa, nessuno è in pericolo di vita.
Dietro i gradi, quattro storie. Ruggia, originario di Salerno, viveva a Viterbo da almeno otto anni e lascia la fidanzata, i genitori e la sorella. Marchesi, 35 anni, veniva da Orvieto ed era un appassionato di sci e calcio. Entrambi erano in forza al 1° reggimento Antares dell’Aviazione dell’Esercito di Viterbo, da dove il Chinook era partito il 28 ottobre. Zecchillo, lombardo, e Procacci appartenevano al Corpo militare volontario della Croce Rossa: un medico e un’infermiera. Laura aveva appena 24 anni: da Andria si era trasferita a Roma per studiare medicina: era stata la prima donna a diventare sottufficiale del Corpo.

Il velivolo era impegnato nella missione europea Eufor Althea, guidata dal gennaio scorso dal generale italiano Maurizio Fronda, durante un’attività di routine. Secondo l’ambasciatrice d’Italia a Sarajevo, Sarah Castellani, accorsa sul posto, il disastro sarebbe avvenuto in fase di decollo. I testimoni raccontano di un elicottero che volava a bassa quota e che ha cominciato a girare su sé stesso prima di toccare terra.
Il video rilanciato sui social mostra un avvitamento anomalo: per gli esperti che lo hanno visionato, uno dei due rotori potrebbe essersi bloccato. Il Chinook, infatti, non ha il classico rotore di coda ma due grandi rotori, uno davanti e uno dietro. Le cause, però, restano tutte da accertare: Eufor e la Difesa hanno aperto un’inchiesta, e da Roma frenano: “Ci potrebbero volere giorni”.

Il mezzo si è schiantato in una zona disabitata, a poca distanza dalle prime case. I soccorritori hanno lavorato tra le lamiere e il cherosene fuoriuscito dai serbatoi. I feriti sono stati trasportati negli ospedali di Brcko e Tuzla.
Il cordoglio del presidente Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni per le vittime è arrivato nella serata di giovedì. “Hanno perso la vita servendo l’Italia, la Difesa e l’Esercito”, ha scritto il ministro Guido Crosetto, che oggi vola in Bosnia con il capo di Stato maggiore della Difesa per abbracciare i feriti. Il Villaggio Difesa al Circo Massimo, che doveva aprire in festa per il 4 novembre, non sarà inaugurato: diventerà il luogo dove lasciare un fiore, una preghiera, un pensiero per Simone, Claudio, Franco e Laura.



