Si tratta di Youssef Siher, 30enne con un passato da ricercatore e giornalista. Il giovane è indagato per istigazione a delinquere aggravata.
Milano – C’è un nome dietro la pagina Instagram del “Movimento 17 ottobre”, la piattaforma social diventata punto di riferimento e cassa di risonanza per le recenti manifestazioni contro il caro vita sfociate nei violenti scontri registrati al Nord Italia. Si tratta di Youssef Siher, un trentenne italiano di seconda generazione, di origini marocchine e residente in provincia di Brescia. Il giovane è stato rintracciato dalla polizia e condotto in Questura a Milano per essere sottoposto a un interrogatorio.
A carico del 30enne la Procura contesta pesanti accuse: istigazione a delinquere (aggravata dall’utilizzo di strumenti informatici e da finalità di terrorismo), apologia di reato e l’applicazione del nuovo articolo 420-bis del Codice Penale, che punisce la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche promossa attraverso la rete.
Nel corso delle indagini condotte dalla Digos sono scattate diverse perquisizioni: la prima nell’abitazione della famiglia del giovane nel Bresciano (tra Mazzano e Gavardo), dove è stato sequestrato materiale informativo ritenuto rilevante, e una seconda a Milano, a casa di un’amica. Sotto la lente degli investigatori anche l’analisi dei dispositivi informatici in uso all’indagato.
Youssef Siher presenta un profilo di alto livello accademico. Laureato in Comunicazione con un master in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano, è un esperto di geopolitica del Medio Oriente e del Nord Africa, bilingue (italiano e arabo). Nel suo curriculum figura uno stage svolto nel 2024 presso l’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), attività da giornalista freelance con articoli pubblicati anche su Il Fatto Quotidiano e passati contributi per la rete satellitare Al Mayadeen English.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il giovane sarebbe anche un attivista dei movimenti pro-Palestina con legami con ambienti dell’antagonismo.
Sull’operazione è intervenuto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha evidenziato le capacità investigative delle forze dell’ordine sottolineando che non ci saranno “zone franche” né possibilità di nascondersi dietro l’anonimato dei social media o il volto coperto durante le manifestazioni per promuovere disordini e scontri di piazza.



