TIM garantirà le attività fino al primo semestre 2027. Dal 1° novembre stop alla solidarietà, ma i sindacati chiedono garanzie per il futuro.
Potenza – Nella mattinata di oggi, 23 ottobre, alle ore 11, si è tenuto un incontro tra le Segreterie regionali di SLC CGIL, FISTEL CISL, UIL FPC UIL e UGL Telecomunicazioni, le RSA aziendali e la direzione di CallMat. L’incontro, convocato dall’azienda su richiesta delle Organizzazioni Sindacali, ha avuto l’obiettivo di fare chiarezza sulle notizie diffuse nei giorni scorsi dagli organi di informazione in merito alla disponibilità di TIM a prorogare i volumi di attività affidati al sito di Matera. L’azienda ha confermato la disponibilità di TIM a garantire la prosecuzione delle attività, presumibilmente almeno per il primo semestre del 2027.
Una notizia che comporta due conseguenze di fondamentale importanza per le lavoratrici e i lavoratori:
- Non sarà avviata la procedura di licenziamento collettivo, precedentemente prospettata dall’azienda;
- A partire dal 1° novembre cesserà il ricorso ai contratti di solidarietà, consentendo il superamento dell’attuale regime di riduzione dell’orario di lavoro.
Le Organizzazioni Sindacali accolgono con grande soddisfazione queste novità, che rappresentano un primo, significativo risultato della lunga mobilitazione portata avanti in questi mesi dalle lavoratrici e dai lavoratori, insieme alle rappresentanze sindacali. È un risultato che valorizza l’impegno, la determinazione e i sacrifici di chi non ha mai smesso di lottare per difendere il proprio posto di lavoro, mantenendo alta l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla vertenza. Tuttavia, è necessario essere chiari: la proroga annunciata da TIM non rappresenta ancora una soluzione strutturale e definitiva. L’orizzonte temporale resta limitato e permangono tutte le incertezze sulle prospettive future dell’azienda, in un settore, quello del CRM-BPO, attraversato da una crisi profonda che richiede interventi urgenti e strutturali. Resta inoltre aperta la questione delle risorse economiche individuate, sia a livello regionale sia a livello ministeriale, per favorire una soluzione della vertenza, che ad oggi non hanno ancora trovato concreta attuazione. Per queste ragioni, guardiamo con grande attenzione al tavolo nazionale di settore già programmato per il prossimo 12 novembre, nell’ambito del quale sappiamo che sarà riservato uno spazio alla vicenda CallMat, ritenendo che la specificità e l’urgenza della vertenza richiedano un confronto dedicato. Non possiamo permettere che questa proroga si trasformi semplicemente in un rinvio del problema. Il tempo guadagnato deve essere utilizzato per costruire certezze, non per ritrovarci tra pochi mesi nella medesima situazione di emergenza.
Nel corso dell’incontro abbiamo inoltre avanzato all’azienda alcune richieste finalizzate a migliorare concretamente le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, che continuano a vivere una fase di forte incertezza. In particolare, abbiamo chiesto il ripristino dello smart working, anche alla luce degli elevati costi del carburante e degli spostamenti quotidiani, nonché una maggiore flessibilità nella gestione degli istituti contrattuali e dell’organizzazione del lavoro, con particolare riferimento ai cambi di riposo e alla fruizione dei permessi. Si tratta di misure che riteniamo necessarie per alleviare le difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori e favorire una migliore conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. La mobilitazione, dunque, non si ferma. Il prossimo 11 novembre, in occasione dello sciopero nazionale del settore CRM-BPO, al quale aderiranno le aziende del comparto, sarà organizzata anche un’iniziativa di mobilitazione sul territorio, le cui modalità saranno comunicate nei prossimi giorni. Oggi possiamo finalmente registrare un segnale positivo, dopo mesi di preoccupazione e incertezza. Ma il nostro obiettivo resta quello di garantire un futuro stabile e dignitoso a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di CallMat. Nessuno deve perdere il proprio posto di lavoro. La proroga è un primo passo, non il traguardo. La vertenza resta aperta fino a quando non saranno garantite prospettive occupazionali certe e durature.



