Omicidio o collasso improvviso?

La donna non aveva motivo per allontanarsi da casa e men che meno per togliersi la vita. Si attendono gli esiti delle perizie scientifiche.

Modena – L’ipotesi dell’omicidio volontario sulla morte di Daniela Ruggi, 32 anni, assistente di scuolabus, scomparsa da Vitriola di Montefiorino il 18 settembre 2024 rimane quella più plausibile ma non si esclude un mancamento repentino.

I resti ossei della donna, il cranio, ciuffi di capelli e un reggiseno furono rinvenuti da due escursionisti all’interno della torre di Pignone, in parte ridotta a rudere, lo scorso 1 gennaio.

L’edificio storico, che si trova non distante dalla casa della vittima, era stato passato al setaccio dai carabinieri del Ris di Parma che riuscivano a ricomporre per intero lo scheletro della donna per poi procedere agli accertamenti scientifici dei reperti, ritrovati in due punti diversi della torre, probabilmente a causa di un crollo delle pareti interne.

Il 20 ottobre, nei laboratori di Parma, i militari in camice bianco hanno iniziato gli accertamenti irripetibili sul reggiseno passato ai raggi X comparando anche le due coppe per verificarne la complementarietà.

I due elementi di biancheria intima sono stati analizzati sotto il profilo biologico ma anche merceologico a seguito dell’istanza inoltrata alla Procura dall’avvocato Deborah De Cicco, legale del fratello della vittima Alberto Ruggi. Dopo la prima coppa è stata la volta della seconda, già custodita assieme ai resti ossei della donna presso il Labanof, Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano.

La torre di Pignone dove sono stati ritrovati i resti della vittima

Il lavoro del Ris, ovviamente, è finalizzato alla ricerca di eventuali Dna e tracce ematiche presenti sui due reperti.

Per la sparizione di Daniela Ruggi era finito nel mirino degli inquirenti lo “sceriffo di Polinago”, al secolo Domenico Lanza, 68 anni, guardia particolare giurata in pensione. L’uomo era finito dietro le sbarre, su disposizioni della Procura di Modena, dopo due eventi importanti sotto il profilo investigativo. Il primo riguardava un’intervista televisiva durante la quale Lanza aveva mostrato calze e slip della giovane donna dichiarando che quest’ultima si sarebbe recata in casa sua più volte per fare la doccia.

Questo particolare, però, non era stato riferito ai carabinieri del Nucleo investigativo modenese quando l’uomo, una delle ultime persone che avrebbe visto la vittima da viva, era stato ascoltato come persona informata sui fatti assieme ad altri.

Successivamente i militari eseguivano una perquisizione domiciliare in casa dell’ex vigilante e rinvenivano armi e munizioni non dichiarate. Per questo evento delittuoso l’uomo veniva tratto in arresto per detenzione abusiva di armi e relativo munizionamento, ipotesi di reato che a suo tempo si andava ad aggiungere a quella di sequestro di persona. Lo “Sceriffo” finiva in galera.

Domenico Lanza detto lo “Sceriffo”

Lanza si sarebbe giustificato dicendo agli investigatori che doppiette e rivoltelle erano di proprietà del padre dunque vecchie e inservibili. Gli esperti del Ris, però, avrebbero verificato che alcune di queste, sembra almeno una pistola ed un fucile, sarebbero state pulite per bene dunque perfettamente funzionanti.

In merito alla relazione con la vittima l’uomo, malato e invalido a causa di un incidente sul lavoro, aveva dichiarato che con la donna ci sarebbero stati diversi incontri iniziati nell’estate 2024. I due sarebbero stati a pranzo insieme in un paio di ristoranti e la donna si sarebbe fatta ospitare in casa per esigenze igieniche atteso che nella sua abitazione di Vitriola non c’era l’acqua.

Il 5 maggio 2025, dopo tre mesi di detenzione, Lanza veniva scarcerato. L’uomo si è sempre dichiarato estraneo alla morte di Daniela sin dal giorno della strana sparizione. Della giovane donna, infatti, si erano perdute le tracce dopo un breve ricovero presso l’ospedale di Sassuolo dove Daniela si era recata per un malore poi diagnosticato dai medici come pre-sincope. Una patologia che pare l’avesse colpita altre volte.

Gli operatori del 118 l’avrebbero poi accompagnata nella sua abitazione di Vitriola ma, nel pomeriggio, i suoi familiari non sentendola per telefono e non avendola trovata in casa davano l’allarme. Daniela viveva da sola ed era molto gelosa della sua privacy e della sua esistenza da donna libera.

Da qualche mese pare avesse perduto il lavoro e il fatto l’avrebbe molto turbata anche se si diceva fiduciosa di trovare un’altra occupazione a breve. La donna aveva riferito a madre e sorella di un malore mentre scendeva le scale di casa e per questo aveva chiamato il soccorso pubblico.

L’ultima telefonata con i congiunti risaliva alla sera del giorno della scomparsa dunque Daniela, che aveva lasciato tutti gli effetti personali nella sua stanza, si sarebbe dissolta nel nulla poco dopo. Dopo estenuanti ricerche durate circa un anno e mezzo il suo scheletro, frammentato, veniva scoperto fra i detriti di una torre semidiroccata. Gli interrogativi rimangono numerosi.