L’uomo, un badante 63enne, è stato riportato in Sri Lanka con un volo pagato dallo Stato. La figlia della vittima: “A mia mamma è stata negata la possibilità di avere giustizia”.
Padova – Doveva comparire davanti al giudice per rispondere di un’accusa di stupro nei confronti di un’anziana di 91 anni che gli era stata affidata. Ma in aula il badante di 63 anni, forse, non ci arriverà mai. Perché nel frattempo lo Stato lo ha accompagnato all’aeroporto e rimandato a casa, in Sri Lanka, con il divieto di rimettere piede in Italia per almeno cinque anni. Un paradosso giudiziario che ha il sapore amaro della beffa e che rischia di lasciare una famiglia senza la verità che aspettava da un anno.
Lunedì mattina, al tribunale di Padova, si è aperta l’udienza preliminare. Ma dell’imputato non c’era traccia. L’uomo, in Italia dal 2009, era stato espulso il 9 settembre: dopo tre giorni trattenuto in Questura, è stato accompagnato a recuperare i bagagli e subito imbarcato all’aeroporto di Venezia su un volo per lo Sri Lanka. Il tutto in una manciata di ore, tanto che il suo avvocato, Marco Favero, è stato avvisato appena mezz’ora prima dell’udienza di convalida davanti al giudice di pace e al suo posto è stato nominato un difensore d’ufficio.
Come si è arrivati a questo cortocircuito? L’espulsione sarebbe scattata dopo il mancato rinnovo del permesso di soggiorno. A carico del 63enne, secondo i legali, non risulterebbero altri procedimenti se non una denuncia per guida in stato di ebbrezza. Il sospetto, dunque, è che a pesare sul diniego sia stata proprio l’accusa di violenza sessuale per cui avrebbe dovuto essere processato. Il Gup ha rinviato l’udienza per acquisire il decreto di espulsione e capirne le motivazioni, ma l’epilogo più probabile è un non luogo a procedere.
“Siamo esterrefatti. A mia mamma e alla nostra famiglia è stata negata la possibilità di ottenere giustizia”, è lo sfogo della figlia dell’anziana, presente in aula con l’avvocata Emanuela Giraldo, riportato da Il Corriere del Veneto.
Era stata proprio lei, nell’ottobre 2025, a scoprire tutto. Prima di andare a dormire, aveva controllato dal cellulare le telecamere installate in casa della madre. Sullo schermo, una scena agghiacciante: il badante completamente nudo, sdraiato sopra l’anziana seminuda. “Allontanati subito da mia madre”, gli aveva urlato attraverso il microfono dell’impianto. Poi la corsa a Padova, il confronto con l’uomo, che avrebbe negato persino di essere quello ripreso, il licenziamento in tronco e la querela. La Procura, con il Pm Sergio Dini, aveva chiesto il rinvio a giudizio.
Una vicenda che restava comunque tutta da chiarire: al pronto soccorso i sanitari non avrebbero riscontrato segni di violenza e la donna, in passato, aveva sofferto di disturbi della memoria e allucinazioni. Proprio per questo serviva un processo. Che ora, con ogni probabilità, non ci sarà mai.



