Il blocco della raffineria Eni di Taranto svuota i distributori. Camionisti e agricoltori in strada contro il caro gasolio: “Rischio paralisi totale”.
Bari – Cartelli con la scritta “tutto esaurito” appesi alle pompe, file di auto lunghe chilometri nel cuore della notte, gente che corre al supermercato a riempire il carrello prima che gli scaffali si svuotino. È lo scenario da emergenza che si è materializzato in Puglia e Basilicata, rimaste letteralmente a secco di benzina e gasolio. A far saltare la catena dei rifornimenti è stato il blocco della raffineria Eni di Taranto, presidiata per quattro giorni dai lavoratori dell’ex Ilva in protesta: un hub cruciale da cui dipende l’approvvigionamento di Puglia, Basilicata e Calabria.
A Monopoli, nel Barese, c’è chi ha passato la notte in macchina, in coda, pur di fare scorta di carburante. Scene identiche a Trani e nel resto della provincia, dove le file sono andate avanti fino a notte fonda. Stessa sorte a Potenza, dove la maggior parte dei distributori ha alzato bandiera bianca. E la psicosi ha contagiato anche la Calabria: nel Cosentino, in poche ore, quasi tutti gli impianti hanno azzerato le scorte.
Dietro la corsa al pieno c’è una paura ancora più concreta: frutta, verdura e beni di prima necessità viaggiano su gomma. Se si fermano i camion, si svuotano i supermercati.
E i camion, in effetti, si sono fermati. Venerdì mattina gli autotrasportatori hanno dato vita a un presidio sulla statale 96 a Toritto, in direzione Bari, mentre un consistente blocco di agricoltori e camionisti paralizzava la tangenziale di Andria. Lì è scesa in strada anche la sindaca Giovanna Bruno: “Non siete facinorosi che vogliono bloccare le città e la loro economia. Siete cittadini che vivono una situazione di esasperazione“. Disagi pesanti anche sulla statale Jonica, al confine tra Calabria e Puglia, e nel Vulture-Melfese, mentre in Calabria è scattato il fermo dei Tir fino al 20 ottobre.
Il blocco della raffineria è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A settembre il gasolio ha toccato il prezzo più alto di sempre e le imprese dell’autotrasporto denunciano di lavorare in perdita da mesi. Confartigianato Trasporti parla di “rischio concreto e imminente” di una “paralisi totale della logistica e del sistema economico del Paese”, accusando il governo di aver ignorato le richieste di confronto di un settore “schiacciato dall’impennata dei costi vivi di gestione”.
A Potenza, invece, sono stati i trattori a invadere la piazza davanti alla sede della Regione Basilicata. Gli agricoltori della Coldiretti chiedono al presidente Vito Bardi “interventi immediati per le emergenze“: tra caro gasolio, costi di produzione alle stelle e redditi in picchiata, il comparto è allo stremo.
Qualche spiraglio si è aperto nelle ore successive. Venerdì i sindacati metalmeccanici hanno rimosso il blocco davanti alla raffineria Eni, e il governo ha convocato le associazioni dell’autotrasporto per martedì 27 ottobre al Ministero delle Infrastrutture. Ma per chi ha passato la notte in fila con la spia della riserva accesa, la sensazione è che basti poco per tornare a secco.



