La situazione è in costante peggioramento: da giorni ormai i camion sono fermi per protesta contro il caro carburante.
Catania – Ceste della frutta e della verdura desolatamente vuote, banchi del fresco e dei surgelati ridotti all’osso e, al posto dei bancali di acqua minerale, solo il pavimento nudo. È la fotografia di moltissimi supermercati del Sud Italia. Un’immagine che vale più di mille comunicati: in Sicilia, Campania e Calabria fare la spesa è diventata una caccia al tesoro, e il motivo sta sulle strade e nei porti, dove da giorni i camion restano fermi per protesta contro il caro carburante.
Il fermo degli autotrasportatori siciliani è scattato giovedì 16 ottobre e la mobilitazione si è allargata a gran parte del Sud Italia, dalla Calabria alla Puglia fino alla Campania. Gli effetti non si sono fatti attendere. A Palermo, in diversi punti vendita, mancano frutta, verdura e carne, e c’è chi è costretto a girare più negozi per completare la lista della spesa. In alcuni distributori comincia a scarseggiare persino il gasolio. A Messina, a Gela e nell’Agrigentino, riferisce l’Ansa, la paura ha fatto il resto: la gente ha fatto scorte di pasta e acqua, svuotando gli scaffali con le proprie mani.
Il conto è già salatissimo. Secondo Confcommercio Sicilia, in cinque giorni di protesta il blocco delle merci ha prodotto un danno tra i 40 e i 50 milioni di euro per la grande distribuzione e la filiera del fresco. “In un contesto insulare come il nostro bastano poche ore di rallentamento nella catena dei rifornimenti per produrre effetti immediati sugli scaffali dei supermercati”, avverte il presidente Gianluca Manenti.

Dall’altra parte della barricata, il Comitato trasporto siciliano (Cts) tiene il punto: la protesta riguarda solo i semirimorchi che non vengono movimentati dalle navi, senza blocchi sulla viabilità ordinaria. E la condizione per ripartire è una sola: “Non appena il ministro Salvini firmerà formalmente gli impegni presi, il fermo dei porti siciliani verrà immediatamente revocato”.
Proprio oggi, martedì 20 ottobre, in Prefettura a Milano si è aperto il vertice tra il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e 11 sigle dell’autotrasporto. Sul tavolo ci sono i circa 430 milioni di crediti d’imposta contro il caro gasolio, già stanziati ma rimasti impigliati nella burocrazia. “Ci siamo imposti che inizino a essere erogati già da questa settimana, perché molte imprese non possono aspettare”, ha promesso Salvini.
Se i camion tornassero a viaggiare, assicura Federdistribuzione, per il fresco basterebbero due o tre giorni per tornare a una quasi normalità. Fino ad allora, per migliaia di famiglie del Sud Italia, riempire il carrello resterà un’impresa.



