Giulio Camilli, 76 anni, si trovava ai domiciliari a Civitavecchia per il femminicidio della 71enne Rosa D’Ascenzo.
Roma – Un cancello lasciato alle spalle, un boschetto, il mare a un centinaio di metri. Poi più nulla. Dal 10 luglio scorso di Giulio Camilli, il pastore di 76 anni accusato di aver ucciso la moglie Rosa D’Ascenzo, 71 anni, a colpi di padella, si sono perse completamente le tracce. L’uomo si trovava agli arresti domiciliari nella Rsa Bellosguardo di Civitavecchia, sul litorale romano, quando si è allontanato senza fare più ritorno. Sono passati oltre tre mesi e oggi a lanciare l’allarme è la sorella Felicetta, che si è rivolta alla trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?”.
“È andato via dalla Rsa dove era ai domiciliari da solo tre giorni“, ha ricostruito in trasmissione la giornalista Raffaella Griggi. Camilli si è sempre proclamato innocente e la sorella è convinta che dica la verità. “Lo hanno cercato anche i carabinieri, ma finora nessuna traccia – ha spiegato Felicetta in tv –. Dietro la struttura c’è un boschetto e il mare è a circa cento metri: forse è andato da quelle parti. Se qualcuno ha visto qualcosa, ce lo faccia sapere”. Camilli è alto circa un metro e 60, ha occhi verdi, capelli brizzolati rasati ed è privo di denti. Resta il mistero sul perché si sia allontanato: forse, si è chiesta la giornalista, ha cercato di tornare verso la casa dove viveva con la moglie.
Una sparizione che riporta a galla un delitto che sconvolse la Tuscia e la Valle del Tevere. Era la sera del primo gennaio 2024 quando Camilli si presentò al pronto soccorso dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana con il corpo della moglie già senza vita. Ai medici raccontò che Rosa, per tutti “Rosetta”, era caduta dalle scale dopo un malore. Una versione che crollò subito davanti alle ferite sul corpo della donna. Fu il primo femminicidio del 2024 in Italia.

Secondo i carabinieri e la procura di Tivoli, l’uomo l’avrebbe aggredita nel casolare isolato in cui la coppia viveva nelle campagne di Sant’Oreste, colpendola ripetutamente anche con una pesante padella di ferro, prima di caricarla in auto e percorrere circa 17 chilometri fino all’ospedale. Nel sopralluogo i militari trovarono tracce di sangue ovunque: sulla porta d’ingresso, sul frigorifero, su un tubo metallico in cucina, su utensili e pentole.
Davanti al giudice Camilli scelse di non rispondere. Il Gip parlò di una ricostruzione “del tutto incompatibile con le ferite presenti su tutto il corpo della povera donna”, segnato da ecchimosi e perfino da segni di morsi, e lo descrisse come un uomo “violento” e “dispotico”, che teneva la moglie in totale isolamento e le vietava di uscire di casa. Oggi l’uomo al centro di quell’inchiesta è svanito nel nulla.



