Giallo della ricina, Gianni Di Vita: “Non ho mai creduto che volessero uccidermi”

L’ex sindaco di Pietracatella rompe il silenzio davanti alle tombe di moglie e figlia. Oggi l’ultima perquisizione nelle scuole.

Campobasso – Il cielo azzurro sopra la valle del Tappino, una brocca d’acqua per innaffiare l’aiuola dove riposano la moglie e la figlia. È lì, nel piccolo cimitero di Pietracatella, che Gianni Di Vita ha rotto per la prima volta il silenzio. L’ex sindaco del borgo molisano, 55 anni, è il marito di Antonella Di Ielsi e il padre di Sara, morte a 50 e 15 anni nei giorni successivi allo scorso Natale, uccise dalla ricina. Da mesi si trincerava dietro un educato “non ho nulla da dichiarare”, ma all’inviato de Il Corriere della Sera, incontrato per caso davanti alle tombe, ha risposto alla domanda più brutale: era lui il vero bersaglio? “No. Non ho mai creduto che volessero uccidermi”.

Poi, dopo una pausa, ha aggiunto: “Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie“. Sull’inchiesta, invece, nessuna parola di troppo, solo un lungo respiro stanco: “Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo”. Poi le lacrime, al ricordo di Sara e Antonella, prima di rientrare nel camposanto.

Le parole di Di Vita arrivano proprio mentre prende corpo l’ipotesi più inquietante: che madre e figlia siano morte per errore, avvelenate da una dose destinata a lui. La procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, indaga per duplice omicidio premeditato, ma per ora non ci sono indagati. In questi giorni, a pochi passi dalla casa della famiglia, sono state trovate anche piante di ricino.

Ed è il giorno dell’ultima tappa della maxi ispezione informatica: tocca al liceo di Casacalenda, dove lavora come insegnante di sostegno Laura Di Vita, la cugina di Gianni, già sentita più volte in questura. Ieri gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco sono rimasti per quattro ore, a lezioni in corso, nel liceo classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella maggiore Alice. Lei quella sera si è salvata: era fuori con gli amici. Oggi ha 19 anni e studia all’università a Torino.

Nel mirino ci sono i 63 computer della scuola, che si aggiungono a quelli dei due istituti di Riccia, dove lavorano una professoressa di matematica amica di Di Vita e suo marito. Gli investigatori cercano chi abbia digitato la parola “ricina” sul web. Non serve smontare i singoli pc: basta copiare il server a cui sono collegati. Ma per estrarre i dati servirà tempo, forse un paio di mesi.