Caschi battuti e cori contro il governo: i lavoratori di Cornigliano occupano il palazzo e pretendono garanzie scritte sulla fabbrica.
Genova – C’è un rumore sordo e ostinato che da ore rimbalza tra le pareti della Prefettura di Genova: è il battito dei caschi degli operai dell’ex Ilva, che all’improvviso hanno fatto irruzione nel palazzo del governo e non hanno più intenzione di andarsene. “Per noi la Prefettura è nostra, stanotte dormiamo qua”, scandisce un delegato della Fiom come fosse una sentenza. Poche parole che fotografano la rabbia di una cinquantina di lavoratori, stremati da tre giorni di mobilitazione e da un futuro che nessuno, a Roma, sembra voler mettere nero su bianco.
L’azione è scattata di colpo, staccandosi dal presidio che da tre giorni teneva in scacco largo Eros Lanfranco. Gli operai sono saliti fino al secondo piano, si sono seduti nell’atrio e hanno iniziato a battere i caschi contro il pavimento, urlando all’unisono lo slogan diventato il simbolo di questa battaglia: “L’Ilva di Genova non si chiude”.
Dietro l’irruzione c’è l’angoscia per lo stabilimento di Genova Cornigliano e per la sua continuità produttiva, appesa a garanzie che il governo, denunciano i lavoratori, continua a non concedere. Non bastano le rassicurazioni arrivate in giornata dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, che alla Camera ha parlato dell’indicazione di acquistare coils per rifornire Cornigliano e Novi. Gli operai vogliono impegni scritti: “Vogliamo tutto nero su bianco”.
La giornata era cominciata in strada. In mattinata il corteo degli operai aveva marciato con i mezzi della fabbrica lungo le vie del centro, fino a piazza De Ferrari, dove dalla folla si è alzato il coro “il governo dov’è”. Con i delegati si sono confrontati il governatore Marco Bucci e la sindaca Silvia Salis, mentre dal palco un rappresentante dei lavoratori sintetizzava così la frustrazione: “Noi i tempi li abbiamo scanditi da un cartellino, non possiamo seguire quelli della politica di Roma”.
Sullo sfondo resta un braccio di ferro che va ben oltre la Liguria. Il governo ha varato un decreto con 41 milioni di euro per tenere in riscaldo gli altoforni, in attesa della Corte di Cassazione attesa il 20 ottobre, e ha prorogato al 9 novembre la gara per la cessione degli impianti. Ma i sindacati – Fim, Fiom, Uilm e Usb – giudicano le misure insufficienti e annunciano una quarta giornata di sciopero. Intanto, a Genova, le luci della Prefettura restano accese. E gli operai, con i caschi in mano, si preparano a passarci la notte.



