Il 35enne romeno, fermato all’Ipercoop di Foggia con la compagna e due bambini, torna libero. Per il Tribunale ha agito “per i bisogni primari della famiglia”.
Foggia – Una bottiglia d’olio, due confezioni di detersivo e cinque calze da donna riempite di dolciumi, tutto nascosto nel passeggino dove viaggiavano i suoi bambini. È questo il misero bottino che è costato le manette a un uomo di 35 anni e che, pochi giorni dopo, ha convinto il Tribunale di Foggia a riaprirgli le porte del carcere. Perché quel furto, mette nero su bianco la giudice, non profumava di avidità ma di disperazione: serviva “a soddisfare le esigenze primarie, di igiene e di alimentazione, della famiglia”.
Il fatto risale al pomeriggio del 6 ottobre, intorno alle 15, tra gli scaffali dell’Ipercoop di Foggia. Protagonista Vasilica Dragoi, cittadino di origine romena, che si aggira nel supermercato insieme a una donna e a due bambini. L’addetto alla vigilanza lo nota mentre preleva alcuni prodotti dagli scaffali e li fa sparire nel passeggino. Lo segue fino alle casse e interviene quando il gruppo supera le barriere senza pagare la merce.
Condotti nell’infermeria del punto vendita, i presenti ammettono il furto e restituiscono i prodotti. Poi la scena precipita. Secondo il racconto del vigilante, mentre la donna e i piccoli si allontanano, Dragoi gli rivolge frasi di fuoco: “Se non mi lasci andare ti ammazzo”, “non venire a Cerignola che fai una brutta fine”. Parole che trasformano un piccolo furto in rapina impropria. L’uomo, davanti al giudice, offrirà una versione opposta: nessuna minaccia, anzi, sostiene di essere stato lui a subire un’intimidazione. Ma il magistrato ritiene più attendibile la ricostruzione della sicurezza.
All’arrivo della polizia di Stato scatta la perquisizione: nel passeggino spuntano la bottiglia d’olio, i due fustini di detersivo e le cinque calze colme di dolciumi. L’8 ottobre la giudice Federica Porcelli, della seconda sezione penale, convalida l’arresto: gravi indizi di colpevolezza, nessun dubbio sulla responsabilità.
Ma è qui che arriva la svolta. Pur riconoscendo la gravità del gesto, il Tribunale respinge la richiesta di carcere avanzata dalla Procura. A pesare, scrive la giudice, è la natura dei beni rubati: non gioielli o merce da rivendere, ma olio, detersivo e caramelle. Il segno di una condotta dettata dalla necessità, non dall’avidità. Contano anche l’ammissione del furto, la restituzione della merce e quella che l’ordinanza definisce una “sincera resipiscenza”. E ancora: l’uomo ha un lavoro in campagna, e già l’esperienza dell’arresto può valere come deterrente.
Così, nel pomeriggio dell’8 ottobre, Dragoi è tornato libero. Attenzione, però: la scarcerazione non è un’assoluzione. Il procedimento proseguirà con giudizio direttissimo e l’uomo dovrà comunque rispondere di tutto. Ma per il Tribunale, davanti a una famiglia con due bambini e un carrello pieno solo di beni di prima necessità, il carcere non era la risposta. Resta, dietro una bottiglia d’olio, il ritratto amaro di una povertà che spinge a rubare per mangiare.



