Sette persone travolte, forse per gioco, tra Monteverde e Testaccio. Resta grave l’attore Davide Iacopini. Spunta la pista dell’auto rubata.
Roma – C’è un numero che riassume tutta l’inchiesta: quaranta. Tante sono le telecamere che gli investigatori stanno passando al setaccio, fotogramma dopo fotogramma, per dare un volto alla “banda della minicar” che tra il 4 e il 5 ottobre ha trasformato le strade tra Monteverde e Testaccio in un terreno di caccia. Sette persone – pedoni, ciclisti e ragazzi in monopattino – colpite nel buio, per gioco, da due giovani a bordo di una microcar nera.
Tra le vittime c’è un volto noto: Davide Iacopini, l’attore di Diaz e Suburra, 42 anni, scaraventato sull’asfalto la sera del 5 ottobre in via Anton Giulio Barrili mentre viaggiava sul monopattino. Un calcio sferrato dal lato passeggero, la caduta, il trauma cranico. È ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo, dove è stato operato due volte: la prognosi resta riservata e la Procura procede per tentato omicidio.
La svolta, se arriverà, è nascosta in sei caratteri: quattro lettere e due numeri. È la targa che, durante le aggressioni, qualcuno aveva coperto con un elastico nero. Per ricostruirla, gli specialisti del Ris di Roma analizzano non solo le immagini delle quarantotto ore di violenza, ma anche quelle dei giorni precedenti e successivi, a caccia della stessa macchinetta quando ancora circolava a targa scoperta.
Il mezzo ha un segno di riconoscimento: una vistosa ammaccatura sulla fiancata anteriore destra. Forse elettrica, visto che nessun testimone ha sentito il rumore del motore avvicinarsi. Del passeggero resta solo un identikit sfumato: “Esile, biondo e alto”, abbastanza da riuscire a colpire le vittime con una gamba sporta dal finestrino. Un ragazzo tra i sedici e i diciotto anni, forse minorenne.
Poi c’è la pista che fa discutere. Un avvocato romano, padre di due figli e residente proprio a Monteverde, ha denunciato il furto di una minicar nera identica a quella cercata. Peccato che la denuncia sia arrivata solo dopo le aggressioni: una tempistica sospetta su cui gli inquirenti, coordinati dal Pm Ambrogio Cassiani, vogliono vederci chiaro. Né il legale né il figlio ventenne risultano al momento indagati.
Intanto la minicar è sparita nel nulla dalla sera di lunedì 5 ottobre. Gli investigatori battono gli autodemolitori della Capitale: il sospetto è che la macchinetta sia stata nascosta in un garage o già ridotta in pezzi in qualche sfascio, per cancellare l’unico vero indizio rimasto. Perché senza quella minicar, trovare chi stava al volante – e chi, dal sedile accanto, colpiva per divertimento – diventa tutto più difficile.



