Muore schiacciato dall’escavatore sotto gli occhi del figlio

L’imprenditore edile di 62 anni stava scaricando il mezzo dal camion quando una barra ha ceduto. Era in cantiere da quando aveva 14 anni.

Bergamo – Ci sono mattine che cominciano come tutte le altre e si spezzano in un attimo, nel rumore sordo di un cingolo che scivola e di una barra d’acciaio che cede di schianto. È quanto accaduto all’alba di venerdì 9 ottobre a Filago, dove Dario Stucchi, imprenditore edile di 62 anni, ha perso la vita schiacciato dal suo stesso mini escavatore, sotto gli occhi impotenti del figlio Simone.

Il dramma si è consumato intorno alle 8.30 in via Verdi, nei pressi di un’abitazione in costruzione dove l’uomo stava ultimando alcuni lavori di movimento terra. Stucchi era alla guida della piccola ruspa e la stava scaricando dal camion che l’aveva portata in cantiere. Un’operazione di routine, ripetuta chissà quante volte in una vita intera passata sui ponteggi.

Poi l’imprevisto fatale. Durante la discesa lungo le passerelle metalliche, una delle due barre d’acciaio che reggevano il mezzo avrebbe ceduto all’improvviso. Il mini escavatore si è ribaltato, intrappolando il conducente sotto il suo peso. Per il 62enne non c’è stato nulla da fare.

Sul posto si sono precipitate due automediche e un’ambulanza della Croce Bianca di Boltiere, insieme ai vigili del fuoco e ai carabinieri di Ponte San Pietro. Ma ai sanitari del 118 non è rimasto che constatare il decesso. I rilievi, affidati anche ai funzionari dell’Ats di Bergamo, dovranno ora ricostruire l’esatta dinamica dell’ennesima tragedia sul lavoro.

A rendere ancora più straziante la scena, la presenza del figlio Simone, che ha assistito senza poter fare nulla alla morte del padre. Poco dopo è giunta sul luogo anche la moglie: travolta dal dolore, ha accusato un malore ed è stata trasportata in ospedale sotto choc.

Stucchi, di origini brianzole e residente a Ornago, in provincia di Monza e Brianza, era a capo di una propria impresa edile. Un mestiere che portava avanti con orgoglio da quando, poco più che ragazzino, aveva iniziato a lavorare a soli 14 anni.

Si tratta della 75esima vittima sul lavoro in Italia dall’inizio del 2026, secondo i dati dell’Osservatorio sulla sicurezza elaborati sui numeri dell’Inail. Un bollettino di guerra che non si arresta e che oggi porta il nome di un uomo morto come era vissuto: nel suo cantiere.