La tragedia si è consumata in un’autofficina di Casal Monastero, a Roma. Inutili i soccorsi, la vittima aveva 50 anni.
Roma – Un forte boato, poi il silenzio. In quel silenzio si è spezzata la vita di un operaio di appena cinquant’anni, stroncato sul posto di lavoro mentre faceva ciò che faceva ogni giorno. L’uomo è morto all’interno di un’autofficina di via Rocca di Cave, nella zona di Casal Monastero, alla periferia nordest della Capitale, ucciso dall’esplosione improvvisa di un soffietto delle sospensioni pneumatiche di un camion in riparazione.
Erano da poco passate le 11 quando, nel capannone di via Rocca di Cave, il soffietto delle sospensioni pneumatiche del mezzo pesante è esploso all’improvviso. Una deflagrazione violentissima, che ha travolto in pieno il lavoratore, ferendolo in modo gravissimo e trasformando una banale operazione di manutenzione in una tragedia.
L’allarme è scattato immediato. Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco, i sanitari dell’Ares 118, il personale Spresal della Asl e la polizia di Stato. I soccorritori hanno tentato il tutto per tutto, praticando a lungo le manovre di rianimazione nella disperata speranza di strappare l’uomo alla morte. Ma per il 50enne non c’è stato nulla da fare: il suo cuore si è fermato lì, tra i ferri del mestiere.
A rendere tutto più amaro è la dinamica, ancora tutta da chiarire. Sul luogo della tragedia è arrivato anche il magistrato di turno, insieme agli agenti, per cercare di capire come un gesto di ordinaria officina si sia trasformato in una condanna a morte.
Un’altra vita spezzata sul lavoro, l’ennesima di un conteggio che non accenna a fermarsi. Mentre gli inquirenti ricostruiscono responsabilità e cause dell’esplosione, resta il vuoto di chi, da quell’officina, aspettava solo di vederlo tornare a casa.



