Il sondaggio Ipsos mostra come il partito “Futuro Nazionale” (all’8,8%) sia decisivo per far scattare il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale Stabilicum.
Il sondaggio realizzato per il Corriere della Sera ha applicato ai dati la formula dello Stabilicum, la legge elettorale in discussione alla Camera, e ne ha ricavato due scenari opposti. Se Roberto Vannacci si presentasse da solo, alla Camera il campo largo conquisterebbe 219 seggi, il centrodestra 130 e Futuro Nazionale 30; al Senato la distribuzione sarebbe di 109, 64 e 15. Con il generale dentro l’alleanza guidata da Giorgia Meloni, invece, il quadro si ribalterebbe: 222 deputati alla maggioranza contro 154 all’opposizione, e 110 senatori contro 76.
A decidere tutto è la soglia del 42%, necessaria per ottenere il premio di maggioranza, che vale 70 deputati e 35 senatori. Il centrodestra privo del partito di Vannacci si è fermato al 39,4%, dopo aver perso 1,4 punti rispetto alla rilevazione precedente. Il blocco progressista, composto da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, ha raggiunto il 40,3%, quindi è rimasto sotto quota 42. Il traguardo è stato superato soltanto aggiungendo Italia Viva e +Europa, entrambe al 2,1%, che hanno portato la coalizione al 44,5%. Le due formazioni hanno però viaggiato in senso contrario: Matteo Renzi ha lasciato per strada due decimi, mentre il partito fondato da Emma Bonino ne ha guadagnati sette, la crescita più marcata dopo quella di Futuro Nazionale.
Quest’ultimo è il vero protagonista della rilevazione. Il partito di Vannacci è salito all’8,8%, con un incremento di 1,7 punti, e ha così sorpassato Forza Italia, scesa al 7,3% dopo aver perso un punto pieno. La Lega, ormai al 4,7%, ha ceduto quattro decimi, mentre Fratelli d’Italia ha mantenuto il primato con il 26,4%, appena un decimo in meno. Ipsos non ha ricostruito i flussi di voto e non è quindi possibile dire da dove arrivino i consensi del generale, ma il bilancio complessivo suggerisce un riequilibrio interno alla destra più che un suo indebolimento.
La fotografia è stata scattata a ridosso del primo test elettorale per Futuro Nazionale. Alle suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre il suo candidato, Domenico Giannetta, si è fermato al 10,94%, mentre ha vinto con il 51,02% Fabio Roscioli, sostenuto dal centrodestra. Vannacci ha letto il risultato come la prova che il suo partito sia “indispensabile” per vincere. Il 2 ottobre ha poi annunciato i dieci provvedimenti che intende varare nei primi cento giorni di governo e ha avvertito che, se la coalizione continuerà a giudicarlo incompatibile, Futuro Nazionale correrà senza alleati.
Fuori dai due schieramenti è rimasta Azione, stimata al 3%, un decimo in meno rispetto a luglio. Carlo Calenda ha ribadito l’intenzione di costruire un polo centrista autonomo e si è detto certo che Vannacci non entrerà mai nella coalizione di Meloni. Restano sempre molto numerosi gli elettori lontani dalle urne: tra astenuti, indecisi, bianche e nulle si arriva al 40,5%, anche se la quota è scesa di 2,1 punti.
Dentro l’opposizione, intanto, la questione della leadership ha acceso lo scontro. Nei Democratici, scesi di sei decimi al 19,5%, la segretaria Elly Schlein ha rivendicato alla direzione del 2 ottobre il ruolo di primo partito della coalizione, sostenendo che nel programma comune andranno considerati i rapporti di forza, perché non è vero che “uno vale uno”. Giuseppe Conte, con il suo M5S stabile al 14,5% e a cinque punti dal Pd, ha replicato rilanciando le primarie per scegliere il candidato premier. Angelo Bonelli, la cui Alleanza Verdi e Sinistra è rimasta al 6,3%, ha criticato la linea della segretaria, osservando che il confronto politico non può essere deciso solo dalla forza dei numeri.



