Stragi del ’92, archiviato il filone su mafia e appalti

Archiviata la pista del dossier del ROS come movente degli attentati, ma la Procura prosegue gli accertamenti sul presunto ruolo di Pignatone e Natoli.

Caltanissetta – Il Gip di Caltanissetta, Santi Bologna, ha disposto l’archiviazione del fascicolo a carico di ignoti sulle stragi di Capaci e via D’Amelio nella parte che prendeva in esame il dossier “Mafia-Appalti” come potenziale fattore scatenante degli attentati in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte. La decisione accoglie la sollecitazione formulata lo scorso aprile dalla stessa Procura nissena, che aveva advanced la richiesta di chiusura per questo specifico segmento d’indagine.

Il rapporto investigativo originario, redatto all’inizio degli anni Novanta dai carabinieri del ROS, evidenziava una fitta rete di contatti e accordi tra esponenti della criminalità organizzata, colossi dell’imprenditoria e ambienti della politica per il controllo e la spartizione dei grandi appalti pubblici in Sicilia. Nel tempo si era consolidata l’ipotesi che l’attenzione focalizzata da Paolo Borsellino su questo filone d’inchiesta, soprattutto nelle settimane successive alla morte di Falcone, avesse indotto i vertici mafiosi ad accelerare i tempi dell’attentato di via D’Amelio per impedire che venissero svelati i legami tra Cosa Nostra e il mondo economico-politico.

Nonostante il decreto di archiviazione per quanto riguarda la causale diretta delle stragi, la vicenda giudiziaria resta tutt’altro che conclusa. Permane infatti aperto e operativo il ramo d’inchiesta focalizzato sulle condotte di due ex magistrati dell’epoca, Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli. Entrambi risultano iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di favoreggiamento personale aggravato dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa, contestazione per la quale è maturata la prescrizione, mentre a Natoli viene ascritto anche il reato di calunnia.

Giuseppe Pignatone

Secondo la tesi sostenuta dagli inquirenti di Caltanissetta, gli ex magistrati avrebbero posto in essere condotte volte ad affossare un secondo filone d’indagine parallelo, originato da segnalazioni trasmesse dalla Procura di Massa Carrara, finendo per tutelare gli interessi degli imprenditori contigui ai clan. In tale quadro ricostruttivo, il timore che Borsellino potesse accorgersi delle manovre di blocco dell’inchiesta e decidere di approfondire autonomamente gli accertamenti avrebbe rappresentato il movente determinante per eliminare il giudice prima che potesse fare chiarezza sulle deviazioni dell’indagine.