Il 21enne di Asolo finì in coma a Barcellona nella notte tra il 12 e il 13 agosto. In manette metà del branco, due sono minorenni.
Barcellona – C’è una notte di piena estate che ha cambiato per sempre la vita di Nicola Maggiotto, 21 anni di Asolo, e che oggi conosce la sua prima, attesa svolta. A quasi due mesi dal pestaggio che lo ridusse in fin di vita all’uscita di un locale della movida catalana, i Mossos d’Esquadra hanno stretto le manette ai polsi di quattro degli otto presunti aggressori del giovane trevigiano, finito in coma dopo essere stato massacrato di botte nel cuore della notte.
Il fermo è scattato mercoledì 30 settembre, come hanno confermato i legali della famiglia, gli avvocati Alessio Castellano e Monica Cornaviera. I quattro sono rimasti chiusi nelle celle di sicurezza della polizia catalana fino alla mattina di giovedì 1 ottobre, quando sono stati trasferiti nei Tribunali di istruzione, i Juzgados de Instrucción. Davanti al giudice, però, è calato il gelo: tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, trincerandosi dietro un muro di silenzio.
Trattandosi di cittadini spagnoli, i quattro sono poi tornati liberi nel primo pomeriggio, tra le 13 e le 15. Un’uscita che pesa come un macigno sul cuore di chi aspettava giustizia, ma che non chiude affatto la partita. Perché il cerchio, lentamente, si sta stringendo attorno al branco.
Degli otto sospettati, infatti, due sono minorenni: per loro si aprono le porte della Procura minorile, la Fiscalía de Menores. Sei dei componenti del gruppo sono già stati identificati e sono tutti spagnoli; soltanto uno, il più giovane, è di origine araba ma comunque cittadino iberico. Restano invece ancora senza volto e senza nome due aggressori, su cui le indagini proseguono senza sosta.
Ora la caccia si sposta sulle prove. Gli inquirenti hanno chiesto al giudice istruttore il prelievo del materiale genetico degli indagati, nella speranza di trovare le loro tracce sulla maglietta che Nicola indossava quella notte maledetta. E sono già stati sequestrati i telefoni cellulari dei quattro fermati, passati al setaccio alla ricerca di messaggi, foto o video capaci di inchiodare l’intero gruppo. Il movente di tanta violenza, invece, resta ancora un mistero.
A dare forza alla speranza della famiglia resta soprattutto lui, Nicola, che ha vinto la sua battaglia più dura: dopo giorni sospeso tra la vita e la morte in coma farmacologico, il ragazzo ha riaperto gli occhi ed è tornato a camminare. Un piccolo miracolo che oggi reclama, con forza, un nome e un volto per ciascuno dei suoi aggressori.



