La denuncia di una 18enne contro un magistrato di Cosenza. Lui ammette solo le frasi spinte. Il Csm: “Condotta esecrabile”.
Cosenza – Cammina per strada per i fatti suoi, in pieno giorno, in una zona centrale e affollata della città. Ha 18 anni appena compiuti. Un’auto le si affianca lentamente, l’uomo al volante la ferma con la scusa di chiedere indicazioni per il Duomo. Poi, in una manciata di secondi, quelle indicazioni si trasformano in frasi a sfondo sessuale e in un gesto osceno. La ragazza, sconvolta, scoppia in lacrime e scappa. Ma ha la lucidità di voltarsi e fotografare la targa di quella macchina. Uno scatto che cambierà tutto: perché dietro quel volante, come scopriranno i carabinieri, non c’è un molestatore qualunque, ma un giudice del tribunale di Cosenza.
È da quella fotografia che parte tutto. Grazie alla targa immortalata dalla giovane, i carabinieri risalgono in poche mosse al conducente e si trovano davanti a una sorpresa che ha dell’incredibile: il presunto molestatore è un magistrato di 35 anni, ex commissario di polizia, in servizio da meno di un anno dopo il tirocinio a Milano. Un uomo che dovrebbe amministrare la giustizia, finito lui stesso al centro di un’indagine.
La reazione delle istituzioni è durissima e fulminea. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, su richiesta della Procura generale della Cassazione intervenuta entro 48 ore dalla segnalazione, dopo circa una settimana di valutazioni dispone la sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio. Al giudice resta solo un quinto della retribuzione, il minimo “alimentare” per il sostentamento. Un provvedimento raro, quasi un record per la severità con cui il Csm ha deciso di intervenire.
Il magistrato, dal canto suo, ammette solo in parte. Riconosce di aver rivolto alla ragazza un invito inappropriato e di aver portato una mano all’altezza dei pantaloni, si dice “rammaricato” e mortificato, ma nega di essersi esibito e di aver mostrato i genitali. Ai colleghi ha messo a verbale di essersi vergognato “come uomo e come magistrato”, depositando anche una perizia psicologica che descrive l’episodio come un momento isolato di difficoltà legato a forte stress familiare e professionale.
Ma per il Csm le giustificazioni non bastano. Nel provvedimento la condotta viene definita “particolarmente esecrabile” e di carattere “altamente odioso”, aggravata dal fatto di essere avvenuta in pieno giorno, in pieno centro, ai danni di una ragazza appena maggiorenne. La permanenza in servizio, scrivono i giudici, sarebbe un motivo di discredito per l’ordine giudiziario che nemmeno un trasferimento potrebbe cancellare.
E ora? La partita è tutt’altro che chiusa. Il magistrato intende impugnare la misura davanti alle Sezioni unite civili della Cassazione, mentre la Procura di Salerno (competente sulle toghe calabresi) continua a indagare ipotizzando molestie e atti osceni in luogo pubblico. Due vicende, quella penale e quella disciplinare, ancora aperte.



