1 dollaro all’uomo, 77 cent alla donna

Il divario salariale tra i due sessi è ancora una piaga della società produttiva. Con la trasparenza salariale voluta dall’UE le cose cambieranno sul serio?

Trovare una nuova occupazione per le donne è più svantaggioso rispetto agli uomini. Il mercato del lavoro è diventato così precario e flessibile che oggi, difficilmente, si fa la stessa professione per tutta la vita. Sono frequenti i periodi di inattività più o meno lunghi alla ricerca di un nuovo lavoro.

Quando si ha la fortuna di trovarlo ecco che entra in scena il solito copione: il divario salariale tra uomini e donne. Uno studio a cura di Glassdoor, una piattaforma online che aiuta a ritrovare un’occupazione, ha confermato questo trend.

Sono, infatti, il 10% in più rispetto ai colleghi maschi coloro che accettano retribuzioni più basse rispetto alle precedenti pur di lavorare. Inoltre è in crescita il numero di persone che cercano lavoro da 6 e più mesi. Vista la situazione critica si è meno propensi a rifiutare lavoro e stipendio.

Gli USA, poi, stanno subendo una serie di tagli al personale in aziende ad alta tecnologia come Microsoft e Amazon Meta. L’Europa è alle prese con la Direttiva europea sulla trasparenza salariale in vigore dal 7 giugno scorso, il cui obiettivo è eliminare il divario salariale di genere e garantire parità di trattamento tra uomini e donne.

Allo stato attuale nel Belpaese, tuttavia, da molto tempo vige l’uso dei superminimi individuali, ossia la somma di denaro aggiuntiva che il datore di lavoro riconosce in busta paga rispetto alla retribuzione prevista dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).

Questo tipo di contrattazione esiste anche in Europa dove i lavoratori pare che riescano ad ottenere stipendi più alti rispetto alle lavoratrici, sfruttando come strumento di persuasione le offerte di lavoro esterne. Secondo gli esperti è proprio la revisione della retribuzione che determina il 50% del divario salariale.

La Direttiva europea appena approvata dovrebbe bilanciare il dislivello ma si nutrono dubbi sulla concreta possibilità di accorciare le distanze salariali tra uomini e donne. A parità di inquadramento lavorativo e di possibili offerte di lavoro esterne, è stato registrato uno squilibrio dell’8% di stipendio a vantaggio degli uomini.

Le donne devono affrontare molte più difficoltà degli uomini per fare carriera

Eppure se le donne fossero retribuite come gli uomini negli USA la povertà scomparirebbe per il 50%. Ciò comporterebbe una crescita del PIL del 6,3%, almeno è quanto ritiene LeanIn, un’organizzazione no-profit sorta per la parità di genere nel mondo del lavoro. Secondo i dati della Banca Mondiale per ogni dollaro percepito dagli uomini alle donne vanno 77 centesimi.

Attualmente su scala mondiale la strada è irta di ostacoli. Alcuni previsioni, vista la lentezza del cambiamento verso la parità salariale, ritengono che forse non basteranno 134 anni per raggiungerla. A conferma di quale montagna bisogna scalare negli USA, annualmente, si celebra (si fa per dire) “l’Equal Pay day”, una ricorrenza simbolica che segna il momento dell’anno in cui le donne smettono di essere retribuite di meno rispetto agli uomini.

La data della ricorrenza non è mai certa, perché vengono calcolati quanti giorni in più le donne devono lavorare per ricevere gli stessi stipendi che hanno percepito gli uomini l’anno prima.

Il cittadino comune spera che con la direttiva europea appena entrata in vigore si possa demolire il muro del privilegio maschile e iniziare quel percorso di sovvertimento della struttura socioeconomica che favorisce un genere rispetto ad un altro.