L’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania resta di nuovo paralizzato: migliaia di viaggiatori bloccati.
Catania – E’ “’A Muntagna” (la montagna) che decide quando la Sicilia può volare e quando deve restare inchiodata a terra. In questi giorni l’Etna ha detto no. Per il terzo giorno consecutivo l’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania è paralizzato: tutti i voli in arrivo e in partenza sono stati sospesi a causa dell’incessante emissione di cenere lavica dal vulcano, sospinta dai venti proprio sopra le rotte aeree.
Lo stop, inizialmente previsto fino a mezzogiorno di oggi, è stato prorogato fino alle 23.59: a essere chiusi per ragioni di sicurezza sono due spazi aerei, il C1 e il B3. A comunicarlo è la Sac, la società che gestisce lo scalo etneo, che invita i passeggeri a “verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree prima di recarsi in aeroporto”.
Dietro il linguaggio asettico dei comunicati c’è però il dramma di migliaia di viaggiatori rimasti a piedi. Chi cerca un’alternativa si scontra con un muro: i voli da Palermo, Comiso e dagli altri scali dell’isola sono ormai tutti esauriti. Tra i bloccati eccellenti c’è anche Carlo Calenda: “Ma siamo nel 2026, riusciremo a tornare? Siamo da due giorni in attesa e non sappiamo se ce la faremo. La Sicilia non merita di essere trattata così“, ha sbottato il leader di Azione.
La cenere, in questi giorni, si è alzata fino a quattro chilometri nel cielo, ricoprendo strade, auto e balconi di Catania di una polvere nera e vetrosa. Ma è tra le nuvole che il pericolo diventa insormontabile: le particelle vulcaniche, aspirate dai motori degli aerei, possono fondere le turbine e trasformare un decollo in una tragedia. Per questo la chiusura è una scelta obbligata, che non ammette sconti.
Intanto monta la polemica politica. Il deputato siciliano Manlio Messina ha puntato il dito contro il governatore Renato Schifani, chiedendone le dimissioni per la “gestione pessima” dell’emergenza, e ha invocato l’intervento dell’Enac contro le compagnie che lasciano i passeggeri senza assistenza tra cancellazioni, ritardi e dirottamenti verso altri aeroporti.
Resta lo spettacolo, terribile e magnifico, di un vulcano che ricorda a tutti chi comanda davvero su quest’isola. E resta la certezza, amara, che finché l’Etna continuerà a soffiare i tabelloni dell’aeroporto continueranno a colorarsi di rosso.



