Chiuse le indagini sul 27enne di Napoli che tentò di uccidere un 56enne di Chieti. Colpi al volto e alla gola, poi il tentativo di strangolamento.
Chieti – Lo chiamava “maestro di vita”, l’uomo a cui si era affidato per rialzarsi dopo un grave infortunio sul lavoro. Ma quel rapporto di fiducia, secondo l’accusa, si è rovesciato in un incubo di sangue tra le mura di un anonimo bed and breakfast di via Forlanini, dove un presunto rito sciamanico “curativo” è precipitato nel delirio degli allucinogeni e ha rischiato di trasformarsi in un delitto.
A otto mesi da quella notte di gennaio, come riporta Il Centro, la Procura di Chieti ha chiuso le indagini preliminari e contesta il tentato omicidio a Francesco Maddalena, 27enne di Napoli, arrestato lo scorso gennaio dalla squadra mobile diretta dal commissario capo Francesco D’Antonio. Nell’avviso di conclusione delle indagini – atto che apre la strada alla richiesta di rinvio a giudizio – il sostituto procuratore Lucia Anna Campo ricostruisce una violenza inaudita ai danni dell’amico e allenatore, un 56enne del capoluogo teatino.
La dinamica messa nero su bianco dall’accusa è agghiacciante. Maddalena avrebbe colpito ripetutamente la vittima al volto e alla gola con un coltello da intaglio, infierendo poi con una serie di calci e tentando infine di strangolarlo: lo avrebbe stretto a sé cingendogli la vita con le gambe, torcendogli il capo. E mentre lo aggrediva, le frasi ripetute più volte: “Ti uccido”, “ti devo uccidere”.
Il 56enne se l’è cavata per miracolo, ma con lesioni pesantissime: ferite al collo, al volto, alle mani e al polso destro, la frattura di tre costole e danni ai legamenti della mano sinistra. Un quadro clinico che ha comportato una malattia superiore ai quaranta giorni.
A fare da sfondo alla tragedia sfiorata c’è il racconto reso dallo stesso indagato durante l’interrogatorio. “Stavamo facendo un rito sciamanico di natura curativa. Lui mi ha dato una sostanza grigia e dei funghi allucinogeni”, aveva messo a verbale il giovane, spiegando di essersi rivolto all’uomo – il suo “maestro di vita” – per superare le conseguenze anche psicologiche di un grave incidente sul lavoro. Ha poi sostenuto di essere stato provocato e di non ricordare l’aggressione. Per la Procura, però, lo stato di alterazione dovuto all’assunzione volontaria dei funghi non cancella la gravità del gesto.
Ora la palla passa alla difesa. Gli avvocati Italo Colaneri e Maria Lampitella hanno 20 giorni dalla notifica per depositare memorie, chiedere nuovi accertamenti o un nuovo interrogatorio, prima delle decisioni della Procura. Per il tentato omicidio la forbice, al netto di aggravanti e attenuanti, va dai 7 ai 14 anni di reclusione.