Il vertice a Montecitorio evidenzia i rischi del divario sui tempi di cura e la necessità di una forte sinergia tra pubblico e privato.
Roma – Su una spesa sanitaria complessiva di circa 185 miliardi di euro, oltre 41 miliardi – più di un quinto del totale – sono sostenuti direttamente dalle famiglie italiane, mentre appena 4 miliardi vengono intermediati attraverso assicurazioni, fondi e altre forme di sanità integrativa. Un peso rilevante che, insieme alle difficoltà di accesso tempestivo alle prestazioni, rischia di consolidare una sanità “a due velocità”, nella quale la disponibilità economica incide anche sui tempi delle cure.
È uno dei temi centrali emersi alla Camera dei deputati durante la conferenza “La Sanità del Futuro: sinergie vincenti tra pubblico e privato”, promossa da A.N.G.E.L.S. APS e Mediass, su iniziativa dell’on. Annarita Patriarca, nella Sala della Regina di Montecitorio in occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza del Paziente.
Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, il sen. Marco Scurria, il prof. Bruno Amato, presidente della Società Italiana di Flebologia, il prof. Massimo Chessa, presidente della Società Italiana di Cardiologia Pediatrica, Christopher Faroni, presidente del Gruppo INI, e il prof. Eugenio Caradonna, senior scientific advisor del Centro Diagnostico Italiano – Gruppo Bracco. Ai lavori sono giunti anche i messaggi del Presidente del Senato Ignazio La Russa e del Ministro della Salute Orazio Schillaci.
“Quando un cittadino acquista sanità privata, direttamente o attraverso una copertura assicurativa, di fatto compra tempo: compra il tempo di accesso alle prestazioni. Il rischio è avere una sanità a due velocità, dove chi può pagare si cura rapidamente e chi non dispone delle risorse necessarie è costretto ad aspettare”, ha sottolineato Gianluca Graziani, CEO di Mediass e amministratore delegato di Ardonagh Italia, intervenendo sul ruolo che il settore assicurativo può svolgere nel rafforzare l’accessibilità e la sostenibilità del sistema sanitario.
Il dato sulla crescita del settore conferma una domanda sempre maggiore di protezione sanitaria: il ramo malattia cresce del 12% l’anno da tre anni. Ma la prospettiva indicata a Montecitorio non è soltanto quella di aumentare le coperture, bensì di organizzare meglio una spesa privata che già esiste, puntando su mutualità, prevenzione e presa in carico.
“Non basta rimborsare la malattia: bisogna imparare a gestire la salute – ha aggiunto Graziani – Il vero passaggio sarà dal curare al prendersi cura, soprattutto di fronte alle sfide della cronicità, della non autosufficienza e dell’assistenza di lungo periodo”.
Dal confronto è emersa così la necessità di un modello nel quale il Servizio Sanitario Nazionale resti il perno del sistema, affiancato da una collaborazione più strutturata con sanità privata, società scientifiche, assicurazioni e imprese, con l’obiettivo di migliorare prevenzione, accessibilità e continuità dell’assistenza.