Anche una madre di famiglia ha diritto a staccare la spina, ad avere tempo da dedicare a sé stessa, senza l’obbligo di essere disponibile a tutte le ore del giorno e della notte.
Per molte persone, lo avevamo già detto, la parola vacanze significa rilassatezza, divertimento, allegria. Il Ferragosto, poi, il cui etimo deriva dal latino “feriae Augusti”, che significa il riposo dell’imperatore romano Ottaviano Augusto, festa che fu proclamata nel 18 avanti Cristo per offrire una sospensione dal duro lavoro agricolo, è il clou del periodo.
Nel corso dei secoli la data si è spostata al 15 agosto per unire la tradizione antica con la festa cristiana dell’Assunzione di Maria. Nell’immaginario collettivo attuale rappresenta il giorno “principe” delle vacanze estive in Italia. Chi non è già in vacanza organizza, per celebrarlo, gite al mare o in montagna o, ancora, pranzi in famiglia e con gli amici.
Tuttavia c’è una categoria di persone per cui le vacanze sono un tormento o la continuazione di una stressante quotidianità. Si tratta delle mamme con bambini. Per loro non esiste pausa sia fisicamente che mentalmente, costrette a stare sempre sul pezzo. O a casa o al mare e in montagna il copione è sempre lo stesso: è lei che deve pensare a tutto.
Dalla preparazione delle valigie alla lista di eventuali farmaci, dal giusto quantitativo di indumenti alla preparazione, dal vitto all’organizzazione degli spostamenti. Lo stress non scaturisce dal fare le incombenze, ma dalla consapevolezza che vanno espletate e che comunque vada tocca sempre allo stesso soggetto. Ma il regista di questo film quali compiti ha previsto per la parte maschile?
C’è da registrare che le ultime generazioni di padri sono molto collaborative rispetto alle precedenti che sembravano dei maraja a cui tutto era dovuto, mentre la moglie sgobbava. Tuttavia agiscono come personale di supporto, la responsabilità complessiva è comunque della parte femminile. Anche quando c’è un aiuto, il pensare a che cosa fare e il monitoraggio del risultato sono il frutto del coinvolgimento continuo della donna.

Il problema è che la quotidianità viene vissuta come effetto di leggi non scritte o ritmi prestabiliti considerati normali, giusti, inevitabili. Il ritorno a casa delle mamme è simile a chi ha attraversato le Forche Caudine. Si tratta della famosa gola stretta tra i monti, vicino all’antica città di Caudium (nell’odierna provincia di Benevento) dove, nel 321 a.C. durante la seconda guerra sannitica, i Sanniti bloccarono e sconfissero i Romani.
Oggi l’espressione significa subire una grande e dolorosa umiliazione o una prova molto dura. Praticamente sono più stanche di quando sono partite. Il ritorno alla routine non propone nulla di nuovo. Valigie da svuotare, preparare da mangiare, fare le lavatrici, organizzare le attività dei figli prima dell’inizio dell’anno scolastico.
Sempre e solo la stessa solfa tutti i santi giorni che dio manda in terra! Il nocciolo della questione è la distribuzione del carico di lavoro. Non equivale a dare una mano, un piccolo aiuto per poi tuffarsi nel fantacalcio, il gioco che tanto appassiona anche i più grandi.
Ma vuol dire farsi carico del compito che spetta loro, ossia avere un quadro mentale di ciò che serve ai bambini, dalla colazione al pranzo, dalla merenda fino alla cena. Senza chiedere lumi a nessuno, contando solo su sé stessi.
Perché anche una mamma ha diritto a staccare la spina, ad avere del tempo da dedicare a sé stessa, senza l’incombenza di dover essere disponibile a tutte le ore del giorno e della notte. E basta…