Davide Fontana condannato di nuovo nell’appello “ter”. La sorella della vittima: “Speriamo sia finita, ma non ci crediamo più”.
Milano – Ci sono delitti che l’Italia non riesce a dimenticare, e quello di Carol Maltesi è tra questi. A quasi cinque anni dalla mattina in cui la giovane venne massacrata e fatta a pezzi, la giustizia scrive l’ennesimo capitolo di una storia senza pace: Davide Fontana, l’ex bancario che la uccise, è stato condannato all’ergastolo per la terza volta. A deciderlo è stata la Corte d’Assise d’appello di Milano nel processo “ter”, che ha riconosciuto ancora una volta la premeditazione. È il sesto processo di un’odissea giudiziaria che sembra non finire mai, e quasi certamente non sarà l’ultimo.
Era l’11 gennaio 2022 quando, nell’appartamento di Rescaldina, nel Milanese, Fontana attirò la 26enne con la scusa di girare un video hard da vendere online. Mentre lei era legata, imbavagliata e incappucciata, l’uomo la colpì con tredici martellate e le tagliò la gola. Poi il gesto più agghiacciante: fece a pezzi il corpo, lo nascose in un congelatore per oltre due mesi e infine abbandonò i resti in sacchi neri in un dirupo nel Bresciano, dove furono ritrovati soltanto il 21 marzo. Carol lasciava un figlio piccolo.
La strada verso la condanna è stata lunga e tortuosa. In primo grado, nel giugno 2023, il tribunale di Busto Arsizio inflisse a Fontana 30 anni, escludendo le aggravanti. Nel 2024 l’appello ribaltò tutto con l’ergastolo, riconoscendo premeditazione e crudeltà. Ma per due volte la Cassazione ha annullato la massima pena, contestando i “vizi di motivazione” proprio sul punto della premeditazione. Ora i giudici milanesi, presieduti da Enrico Manzi, hanno confermato il carcere a vita. Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni.
Prima del verdetto, l’ex bancario ha voluto parlare in aula. “Non ho mai potuto organizzare di farle del male”, ha detto, negando ancora la premeditazione. “Mi spiace e mi vergogno, quell’orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti. Anche se posso sembrare freddo, provo grande dolore dentro di me”.
Parole che non hanno scalfito il dolore della famiglia. “Speriamo che sia finita stavolta, ma non ci credo più, siamo al sesto processo”, ha commentato Anna, la sorella di Carol, tra le parti civili. “L’ergastolo è l’unica consolazione che abbiamo. A gennaio saranno cinque anni che è stata uccisa: cosa dobbiamo ancora rivalutare?”. La difesa, però, ha già annunciato un nuovo ricorso. E così, per la settima volta, il nome di Carol tornerà in un’aula di tribunale.