Sondaggi, testa a testa tra campo largo e centrodestra

Il rilevamento dell’Istituto Piepoli ha fotografato una sfida sul filo tra le due coalizioni, con la Lega in calo e Futuro Nazionale che ha agganciato Forza Italia al 7,5%.

La fotografia scattata dall’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli racconta di una corsa a due che resta apertissima. Il campo largo si attesta al 43% delle preferenze, il centrodestra al 42,5%: mezzo punto a separare le due coalizioni, un margine che lascerebbe l’esito delle prossime politiche appeso a pochissimi voti se lo scenario dovesse restare invariato nei prossimi mesi.

Dentro la coalizione di governo, i movimenti più significativi riguardano gli alleati minori di Fratelli d’Italia. La Lega ha perso ancora terreno, scendendo di mezzo punto al 5,5%, mentre Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci, ha guadagnato altrettanto arrivando al 7,5% e agganciando Forza Italia, ferma alla stessa percentuale nella corsa per il quarto posto. Fratelli d’Italia resta invece stabile al 28%, saldamente primo partito, nonostante le tensioni interne alla maggioranza sulla legge elettorale: dopo i festeggiamenti per il record di longevità del governo Meloni, l’esecutivo ha dovuto fronteggiare il rischio di una spaccatura sulle preferenze, alimentato dalla proposta del Pd di votare i subemendamenti dem. Alla fine la maggioranza si è ricompattata attorno al sistema dei capilista bloccati.

Sul fronte opposto, il Partito democratico ha perso un punto percentuale, scendendo al 20%, il calo più consistente tra le forze del campo largo. Il Movimento 5 Stelle resta invece fermo al 12,5%, mentre Alleanza Verdi-Sinistra cresce mezzo punto, salendo al 7%. Le tensioni nel centrosinistra non riguardano solo i numeri: alla Festa dell’Unità, Elly Schlein ha indicato come priorità la definizione del programma prima delle primarie e ha risposto alle posizioni di Giuseppe Conte sull’Ucraina ribadendo che il Pd non intende ritirare il sostegno a Kiev. Anche il futuro di Italia Viva, scesa al 2% dopo un calo di mezzo punto, resta un nodo aperto: Matteo Renzi si è detto disponibile a fare un passo indietro sulla leadership pur di preservare l’unità della coalizione, ma il leader pentastellato ha mantenuto una posizione diffidente, sostenendo che non sia pensabile dare centralità a una forza con un consenso così ridotto.

Tra i partiti minori, Azione si conferma sopra la soglia di sbarramento al 3%, mentre +Europa, Sud Chiama Nord, Partito liberal democratico e Noi Moderati si attestano tutti all’1,5%. Chiude la classifica Ora!, allo 0,5%.