Sull’incidente avvenuto sabato in laguna indaga la Procura di Venezia, che ha aperto un fascicolo per omicidio nautico.
Venezia – Ci sono maledizioni che sembrano tornare a bussare sulle stesse acque, a distanza di anni, con la medesima spietata crudeltà. La laguna che per generazioni ha dato da vivere alla famiglia Michieli si è ripresa tutto in una sola alba: Sean, appena 25 anni, pescatore come lo erano il padre e il nonno, è morto in ospedale dopo due giorni di agonia. La moglie Gabriella, sposata soltanto tre mesi fa, è stata inghiottita dall’acqua torbida e di lei, a due giorni dallo schianto, non resta traccia.
Erano usciti insieme, come facevano quasi ogni giorno. All’alba di sabato 12 settembre, intorno alle 5 del mattino, i due sposi avevano lasciato l’isola di Burano, dove vivevano, a bordo del loro barchino per cercare esche per la pesca. Mezz’ora più tardi, nel tratto di laguna del canale di Tessera – quello che collega la città all’aeroporto Marco Polo – l’impatto devastante contro un taxi acqueo. Un motoscafo di quasi quattro tonnellate e mezzo che, secondo le prime ricostruzioni, procedeva a velocità elevata, nel buio e nella nebbia che avvolgeva l’acqua. La piccola imbarcazione dei due giovani è affondata in pochi istanti.
Per Sean Michieli non c’è stato nulla da fare. Trasportato d’urgenza dal Suem 118 all’ospedale dell’Angelo di Mestre, è stato sottoposto a due interventi per un gravissimo trauma cranico e per le lesioni a più organi. Non ha mai ripreso conoscenza. Il decesso è stato dichiarato dalla commissione medica nella serata di domenica 13 settembre, poco dopo le 22, al termine delle sei ore previste per l’accertamento della morte cerebrale.
La moglie, Gabriella Querino, 26 anni e origini brasiliane, è finita in acqua nel momento del fortissimo urto. La sua presenza a bordo, all’inizio incerta, è stata confermata dal ritrovamento della borsa con i documenti e gli effetti personali, recuperata sabato sera vicino al relitto. Da allora le ricerche non si sono mai fermate: vigili del fuoco, sommozzatori del nucleo regionale arrivati da Vicenza, l’elicottero Drago, le moto d’acqua e i carabinieri, aiutati dalla bassa marea, hanno setacciato palmo a palmo il canale. Ma le acque limacciose della laguna, dove è difficile orientarsi anche a pochi metri, hanno restituito solo silenzio. La famiglia di Gabriella è in viaggio dal Brasile per seguire le operazioni.
Sull’incidente indaga la Procura di Venezia, che ha aperto un fascicolo per omicidio nautico, il reato previsto dall’articolo 589 bis. Ricostruire la dinamica non sarà semplice: l’unico testimone è il conducente del taxi, in una laguna senza telecamere né rilevatori di velocità. Sul tassista, già sottoposto agli accertamenti di rito, si attendono gli esiti dei test tossicologici; da chiarire anche la velocità del mezzo e le condizioni di visibilità al momento dello scontro.
Per i Michieli è la seconda tragedia che si consuma sulle stesse acque. Nel 2007 un altro zio di Sean, Endrius, appena 19 anni, morì nello scontro tra il suo barchino e una bettolina carica di carburante, davanti alle Fondamente Nove, di fronte all’isola-cimitero di San Michele, mentre infuriava un violento nubifragio. Diciannove anni dopo, il cuore di Sean si è fermato in un letto d’ospedale mentre la moglie, che quel parente non ha mai conosciuto, resta dispersa nelle stesse acque.