Rinviati a giudizio gli agenti della Stradale di Pratola Peligna. Dall’abbandono del servizio al furto di cioccolatini in un’area di sosta: il dibattimento si apre a dicembre.
Sulmona – C’è chi, di notte, invece di vegliare sulla sicurezza degli automobilisti avrebbe preferito un pisolino al calduccio dell’auto di servizio. È l’immagine, tanto grottesca quanto imbarazzante, che emerge dalla maxi inchiesta della Procura di Sulmona che ha portato alla sbarra 11 agenti della Polizia Stradale di Pratola Peligna, in provincia dell’Aquila. Il giudice per le udienze preliminari, Emanuele Lucchini, ha disposto per tutti il rinvio a giudizio: il processo si aprirà il prossimo 16 dicembre davanti al tribunale collegiale.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2019 e il 2022. Secondo l’accusa, gli agenti avrebbero attestato falsamente di essere in servizio nei luoghi assegnati mentre, in realtà, dormivano in auto o in caserma, oppure trascorrevano il tempo dentro esercizi commerciali. In pratica, avrebbero dichiarato di aver raggiunto le postazioni previste senza però muoversi di un metro.
A far luce sui presunti “furbetti del sonnellino” è stata un’indagine durata circa tre anni, che si è avvalsa di intercettazioni ambientali e telefoniche, localizzazioni tramite Gps e immagini della videosorveglianza. Un lavoro certosino per stabilire se quei comportamenti fossero episodici o, come sostiene la Procura, ripetuti nel tempo.
Ma il capitolo più grave riguarda i mancati interventi. Tra gli episodi contestati figurano un’omissione di soccorso a un veicolo rimasto in panne e, soprattutto, il presunto mancato intervento in occasione di un incidente stradale. Non solo pigrizia, dunque: agli 11 imputati vengono contestati, a vario titolo, i reati di abbandono di servizio, truffa ai danni dello Stato, falso, peculato, furto, omissione di atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio.
Tra le accuse ce n’è una che ha il sapore della beffa: il presunto taccheggio di cioccolatini all’interno di un’area di servizio, insieme all’uso privato delle auto in dotazione.
La vicenda era partita più in grande. L’inchiesta aveva inizialmente coinvolto 19 agenti: per otto di loro è arrivata l’archiviazione, mentre per gli altri undici – alcuni dei quali nel frattempo andati in pensione – si è aperta la strada del processo. Per tre imputati è però caduta l’accusa di omissione di atti d’ufficio, con una sentenza di non luogo a procedere. Nella prima fase dieci degli undici poliziotti erano stati sospesi dal servizio, salvo poi essere reintegrati dal Tribunale del Riesame.
Gli agenti respingono con fermezza ogni accusa e sono pronti a dare battaglia in aula. Sarà il dibattimento, a partire dal 16 dicembre, a stabilire se quei turni notturni fossero davvero trascorsi tra sonnellini e pause, oppure se le contestazioni verranno ridimensionate. Perché, come ricorda la legge, il rinvio a giudizio non è una condanna: la parola, adesso, passa ai giudici.