L’eurodeputato ha presentato un’interrogazione per valutare un nuovo strumento che favorisca il ritorno dei giovani formatisi all’estero.
L’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha depositato a Bruxelles un’interrogazione rivolta alla Commissione europea, chiedendo di valutare l’introduzione di un nuovo strumento comunitario ispirato a un modello pilota di “Erasmus Return”. L’obiettivo, secondo quanto spiegato dallo stesso Antoci, sarebbe quello di favorire il rientro dei giovani nei territori d’origine, permettendo di riportare le competenze e le professionalità maturate attraverso i percorsi di mobilità europea nelle aree più colpite dalla fuga dei cervelli, a partire dal Mezzogiorno e dalla Sicilia.
Nel testo dell’interrogazione, l’eurodeputato ha sottolineato come la possibilità di studiare, formarsi e lavorare in un altro Paese dell’Unione rappresenti una delle conquiste più significative del processo di integrazione europea e una delle opportunità più importanti offerte ai giovani. Ha però osservato che questo stesso meccanismo, se non accompagnato da politiche di ritorno, rischia di trasformarsi in una perdita permanente di capitale umano per i territori di provenienza, aggravando le difficoltà già esistenti nei rispettivi mercati del lavoro.
Antoci ha quindi chiesto alla Commissione di valutare, nell’ambito della programmazione del futuro Erasmus+ 2028-2034, la possibilità di introdurre uno strumento pensato per superare quella che ha definito la “talent development trap”, la trappola che colpisce in particolare le regioni più vulnerabili, capaci di formare i propri giovani ma non di trattenerli né di farli rientrare una volta completato il percorso di crescita professionale all’estero.
L’interrogazione si spinge oltre la sola dimensione della formazione, chiedendo di esplorare anche una possibile integrazione tra il nuovo strumento e il Fondo sociale europeo Plus, così come con la politica di coesione. L’idea sarebbe quella di costruire percorsi territoriali in grado di tenere insieme le diverse fasi dell’esperienza dei giovani che lasciano il proprio territorio: la mobilità verso l’estero, il rientro e infine il reinserimento nel mondo del lavoro locale.
Per l’eurodeputato siciliano, la questione riguarda direttamente il futuro delle regioni del Sud Italia, che a suo avviso non possono continuare a essere considerate esclusivamente territori di partenza per i giovani più qualificati. Ha ribadito che Sicilia e Mezzogiorno devono poter diventare anche luoghi in cui sia concretamente possibile tornare per costruire il proprio percorso professionale e personale. Secondo Antoci, la vera sfida non consiste nel tentare di trattenere i giovani impedendo loro di partire, quanto piuttosto nel dare loro una ragione valida e una possibilità reale per fare ritorno.