Per quattro soldi o per milioni di euro la musica non cambia: anche i congiunti più affettuosi si farebbero ammazzare per la spartizione del bottino.
La cronaca quotidiana è ricca di contenziosi, contrasti, litigi, cinismo, avidità e meschinità di ogni tipo che spinge i parenti a trasformarsi in iene fameliche quando c’è da spartirsi il patrimonio del defunto. E’ un fenomeno che attraversa tutti gli strati sociali, dal più ricco al meno abbiente.
Nel primo caso basta citare il caso degli eredi Agnelli, in cui madre e figli sono ai ferri corti a colpi di carte bollate sulla validità di accordi successori e testamentari. Ma anche quando si tratta di famiglie del ceto medio si litiga per un fazzoletto di terreno e nei casi più gravi si commettono anche omicidi.
D’altronde già nell’antichità classica il fenomeno era conosciuto al punto che venivano utilizzate frasi taglienti per descrivere la ferocia e le ipocrisie legate alle eredità e alla corsa all’oro di famiglia. Ecco alcune citazioni proverbiali del periodo: “Non dire di conoscere a fondo un’altra persona finché non hai diviso con lei un’eredità”; “Il pianto dell’erede è un riso mascherato”. E cosi via.
All’improvviso la consanguineità, una condizione che dovrebbe unire invece di dividere, non conta nulla. Si innesca una lotta all’ultimo sangue per i beni del defunto. Davanti ad un notaio i rapporti familiari si sciolgono come neve al sole. L’aspetto tragicomico della vicenda si realizza all’atto del funerale, in cui tutti indossano abiti rigorosi, occhiali scuri per coprire i volti della sofferenza e della tristezza ma il pensiero corre veloce a quando si aprirà la cassetta di sicurezza.
In un recente studio della Banca d’Italia è emerso che le famiglie in attesa di un’eredità manifestano livelli di consumo superiori del 7% rispetto a quelle nelle stesse condizioni economiche, ma senza eredità in vista. Il risparmio cala, addirittura, del 17% perché si viene coinvolti in un meccanismo per cui il fatto di poter avere, in un futuro prossimo, denaro ereditato provoca uno sperpero di risorse nel presente.
Quindi la speranza di poter usufruire di beni successori influisce su una serie di variabili: consumo, lavoro, risparmio, spese e richieste di finanziamenti. Sono emersi aspetti molto interessanti. Il pensiero di poter disporre di un’eredità fa sì che cresca del 6% la propensione all’acquisto di beni durevoli e non durevoli. Inoltre, in caso di presenza di almeno un giovane in famiglia, si è più portati al proseguimento degli studi o corsi professionali.

Nell’ambito finanziario si investe di più, anche un buon 20%, nei confronti delle famiglie con lo stesso status economico e con scelte più rischiose in termini di ricavi. Al processo non sfugge nemmeno il ricorso al credito al consumo, molto più alto se il pensiero è fisso sull’agognata eredità. Gli autori dello studio hanno precisato che si tratta più di correlazioni statistiche che di rapporti causali.
Le prime sono misure che indicano se e quanto due variabili cambiano insieme. Se il valore di una variabile sale o scende, l’altra segue un andamento simile o opposto. Questo legame mostra una tendenza matematica ma non significa che una variabile sia la causa dell’altra.
I secondi, in statistica, indicano che il cambiamento di una variabile provoca direttamente un cambiamento in un’altra. Tuttavia sono persuasi che l’incidenza di allargarsi con le spese prima di possedere l’eredità, può accelerare la crescita del divario economico già in atto.
Se perfino l’apostolo San Tommaso disse “se non vedo, non credo”, non si comprende perché le persone spendono prima di incassare il malloppo. Misteri dell’indole umana.


