Spesso molti di loro, oppressi dalla solitudine, chiamano il 112 per sentirsi ancora vivi e strappare un sorriso agli agenti. Un dramma che si ripete sotto gli occhi di tutti.
Ci sono persone che l’estate la odiano più di altre persone, non per il caldo eccessivo ed opprimente ma perché vengono abbandonate a sé stesse. Sono gli anziani che, chiusi nelle loro case, diventano fantasmi, invisibili, un peso gravoso da sopportare sia per i familiari che per i servizi sociali.
Individui considerati come una palla al piede, che ostacola e impedisce a chi sta loro vicino di potersi muovere in libertà. Senza rendersi conto che la vita è una ruota, nel senso che l’esistenza è ciclica. I giovani o gli adulti di oggi saranno gli anziani di domani, se avranno la buona sorte di arrivarci e non tireranno per primi le cuoia.
Quindi una sorta di nemesi storica che colpirà chi si è comportato da tracotante e prepotente. E’ un atteggiamento indegno per chi è dotato ancora di un minimo di umanità ma anche per le istituzioni preposte che girano il capo dall’altra parte, facendo finta di niente.
Completamente assente qualsiasi idea di empatia, la capacità di comprendere e percepire i pensieri, le emozioni e lo stato d’animo dell’altro da sé. Tutto questo si inasprisce in estate quando tutti vengono assaliti dalla fregola delle vacanze e del divertimento ad ogni costo, la cui narrazione corrente è costituita da spiagge e mari incantevoli, città accoglienti, gioia che sprizza da tutti i pori e sorrisi a volontà.

Mentre scorrono i fotogrammi di una realtà retorica ed enfatica, i morsi della solitudine si insinuano velenosi come le serpi, tra le pareti di tante abitazioni con le serrande semichiuse. Poiché tutto oggi è business, cosa si fa quando non si riesce più a gestire questi poveri cristi canuti che meriterebbero, quantomeno, un minimo di rispetto per ciò che sono stati?
Si pensa di collocarli nelle Residenze Sanitarie Assistenziali, le famose RSA, che costano tantissimo e intorno a cui c’è un giro d’affari rilevante. Gli anziani accettano mal volentieri questa decisione e a ragione. Non fa piacere a nessuno trascorrere l’ultima parte della propria esistenza in una casa di riposo accerchiati solo da camici bianchi e infermieri e da altri sventurati.
Si ha, finanche, la sfrontatezza di definirli ospiti, il massimo dell’ipocrisia! Ogni individuo nutre la speranza di poter trascorrere gli ultimi momenti della propria esistenza tra le mura domestiche, per esalare l’ultimo respiro in un’atmosfera serena. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di un fenomeno che si sta facendo sempre più allarmante.
Ma l’alibi è la crisi economica per cui i cordoni della borsa restano ben stretti e gli anziani possono pure crepare, tanto hanno raggiunto una certa età! Non è una questione di legislazione ma di investire risorse finanziarie nell’assistenza domiciliare e territoriale. Ma sotto questo aspetto tutte le istituzioni, da quelle nazionali alle periferiche, fanno orecchie da mercante, sempre a causa dei soldi che latitano.
Invece le risorse per i medici a gettone, professionisti sanitari pagati per singolo turno, chiamati dalle strutture ospedaliere per coprire carenze di personale sono stati reperiti e sono maggiori della stabilizzazione dei tanti precari che lavorano nella sanità.
Per non parlare dell’aumento delle spese per il riarmo, pari al 5% del PIL entro il 2035, un altro obbrobrio morale prima che politico! Continuare a tagliare fondi per gli anziani e le fasce più fragili, oltre ad essere una vergogna, è la conferma che si è precipitati negli abissi più profondi del cinismo e che la società intera ha smarrito la sua anima umana.