Dieci anni di botte e abusi: in manette marito violento

La vittima ha subito maltrattamenti e violenze sessuali per quasi un decennio prima di trovare il coraggio di fuggire.

Palermo – Gli agenti della Polaria la attendevano nella notte tra il 29 e il 30 agosto scorsi, ed è bastato un gesto convenzionale di richiesta d’aiuto per farla riconoscere e sottrarla al marito che l’aveva accompagnata fino allo scalo.

All’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, la donna, originaria di Ragusa, ha chiuso le quattro dita di una mano nel segno che da tempo viene utilizzato per segnalare situazioni di violenza domestica. Gli agenti, che già disponevano dei nominativi della coppia grazie a una segnalazione arrivata nei giorni precedenti, l’hanno individuata immediatamente e hanno denunciato il marito, di nazionalità egiziana, per maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo ha respinto ogni accusa, ma le visite mediche effettuate allo scalo e successivamente dai colleghi del Policlinico di Palermo avrebbero rilevato segni compatibili con i racconti della donna.

Dietro quel gesto c’era una storia di soprusi che, secondo quanto riferito dalla vittima agli inquirenti, sarebbe andata avanti per quasi un decennio. La coppia si era sposata più di dieci anni fa e aveva vissuto per un periodo tra Palermo e Ragusa, prima di trasferirsi definitivamente in Egitto, al Cairo. È lì, ha raccontato la donna, che sarebbe cominciato il suo incubo: dal 2017 il marito l’avrebbe picchiata per qualsiasi errore, le avrebbe impedito di usare il telefono e di lavorare, l’avrebbe privata di ogni disponibilità economica e costretta a uscire solo in sua compagnia, oltre a imporle rapporti sessuali contro la sua volontà.

A spingerla a tentare la fuga sarebbe stata la scoperta di un progetto ancora più drammatico: il marito avrebbe deciso di cederla in moglie a un altro uomo in cambio di denaro. Senza risorse per acquistare una ricarica telefonica, la donna si è procurata un cellulare e ha sfruttato le reti wi-fi pubbliche per contattare di nascosto una zia residente in Francia, unica persona a cui ha potuto chiedere aiuto. È stata quest’ultima ad allertare le forze dell’ordine, dando il via, sotto il coordinamento della Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia, all’operazione che si è conclusa con l’arresto in aeroporto.

Ascoltata in un ambiente protetto e alla presenza di una psicologa, la donna è stata poi trasferita in una casa protetta, dove si trova tuttora. Il marito, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe rimasto in Sicilia nel tentativo di rintracciarla per riportarla in Egitto.