In classifica c’è anche il nostro Paese e non è agli ultimi posti, cosa strana ma vera. Le donne in Giappone vivono di più ma anche gli uomini non scherzano.
Per l’ennesima volta, la 41ma, il Giappone si è confermato al 1° posto nella classifica dei Paesi più longevi al mondo. Il primato è dovuto, in gran parte, alle donne, che hanno dimostrato, ancora una volta la propria resilienza nei confronti deli maschi.
D’altronde non potevano sopravvivere alle angherie, soprusi e discriminazioni compiute dai maschi nel corso dei secoli, se non fossero state dotate di quella che in gergo popolare è definita “scorza dura”.
I dati sono stati diffusi dal Ministero del Welfare e della Salute giapponese, secondo cui anche i maschi hanno registrato un buon risultato ma dietro altri Paesi. L’aumento della longevità è dovuto alla riduzione dei decessi per cancro e delle patologie cardiovascolari. Con la pandemia c’era stata un’inversione di tendenza ma ora le donne nipponiche si sono riprese il primato.
L’aspettativa di vita femminile è di 87,33 anni, per i maschi 81,35. Queste performance sono il frutto dell’eccellenza del sistema sanitario giapponese e delle efficaci politiche di prevenzione. I benefici si ripercuotono anche sui neonati che hanno meno probabilità di ammalarsi di tumore o altre patologie rispetto al passato, col sesso femminile avvantaggiato rispetto a quello maschile.
Dati che confermano come la lotta ai tumori sia stata fondamentale per la longevità delle donne dai bellissimi occhi a mandorla. Dopo il Giappone, in zona medaglia, tanto per utilizzare il gergo sportivo, ci sono la Corea del Sud e la Spagna. Un dato particolare che vede ai primi 2 posti Paesi asiatici a dimostrazione dell’eccellenza del sistema di welfare state e del modello sanitario.
Per il sesso maschile c’è stata una rivincita dell’Europa. Al primo posto, infatti, c’è la Svezia, seguita da Svizzera e Italia. Come dire i maschi giapponesi “tengono botta” ma vengono superati da altri Paesi. Mentre per le donne il dato nipponico è ineguagliabile per il resto del cucuzzaro. Al momento le stime, coi tassi di mortalità stabili, prevedono, per il 76% maschile e l’88,1% femminile, di vivere perlomeno 75 anni.
Per toccare la ragguardevole età di 90 anni il divario tra donne e uomini si fa più netto (50,8% delle donne e 26,7% per gli uomini, circa il doppio). Un quadro sempre più lusinghiero, che mette a dura prova il welfare state, visto l’invecchiamento costante della popolazione e la denatalità imperante. Ma non è solo la politica sanitaria a spiegare il record giapponese, ci sono altri fattori che incidono sull’allungamento della vita.

Nel mondo esistono 5 zone blu, aree geografiche in cui la vita delle persone è molto più lunga della media mondiale e vi è un’altissima concentrazione di centenari sani. Si tratta della Barbagia e Ogliastra in Sardegna dove i centenari conducono una vita sana, attiva e con una spiccata coesione sociale.
A seguire Nicoya in Costa Rica i cui abitanti hanno uno stile di vita semplice e dinamico, Ikaria in Grecia con bassi tassi di demenza e una dieta mediterranea, Loma Linda in California in cui una comunità di Avventisti del 7° Giorno conducono una vita rigorosa e sana, Okinawa in Giappone, un’isola dove sono forti i legami sociali e la longevità femminile.
E’ chiaro che la genetica recita un ruolo fondamentale ma va alimentata da altri fattori anch’essi importanti e decisivi. Si possono avere le cellule più sane al mondo ma se non vengono irrorate dall’equilibrio psicofisico, gioia, serenità e appagamento, anche il corpo più integro può mostrare le prime crepe.
La vita che la maggioranza delle persone conduce in ogni angolo del mondo è lontanissima da simili traguardi. Per questo si patisce, ci si ammala e si muore prima di quanto si dovrebbe. Altro che longevità.