Il leader di Futuro Nazionale ha presentato la sezione del programma dedicata a famiglia, natalità e identità.
Ad aprire il documento del programma di Vannacci non è l’aborto ma il fine vita, tema su cui Vannacci ha usato i toni più netti, definendo eutanasia e suicidio assistito una forma di omicidio.
Il programma chiede la piena applicazione della legge sulle cure palliative, oggi negate a circa il 70% degli aventi diritto per mancati stanziamenti, e il potenziamento della terapia del dolore. Idratazione e alimentazione non sarebbero più considerate terapie sospendibili: resterebbero ammesse solo le cure che riducono il dolore anche a costo di accorciare la vita, ma mai con l’intento diretto di provocare la morte.
Sulla transizione di genere dei minori, il testo introduce il concetto di “reato universale”: interventi chirurgici di riassegnazione, ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà sarebbero vietati anche con il consenso dei genitori. Per gli adulti resterebbe possibile accedervi, ma fuori dal servizio sanitario pubblico. Il programma chiede inoltre di respingere le direttive europee ritenute promotrici dell’agenda Lgbt, anche a rischio di contenziosi davanti a corti internazionali.
Il capitolo sull’aborto ribalta l’impianto della legge 194, che secondo Vannacci non avrebbe mai istituito un “diritto” in senso proprio, ma solo una depenalizzazione circostanziata dell’interruzione di gravidanza. Da qui discendono le misure previste: presenza stabile delle associazioni pro-Vita nei consultori, informazioni sul battito fetale, sostegni economici alle gravidanze difficili e divieto assoluto della pillola RU-486. Il programma arriva a riconoscere al concepito interessi giuridicamente tutelati, oggi esclusi dall’ordinamento vigente, e propone di considerarlo già in gravidanza ai fini di bonus e agevolazioni. Previste anche aggravanti per i reati contro donne incinte che causino la perdita del feto, oltre a un ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità e a una Giornata nazionale della vita nascente al 25 marzo.
Il pacchetto si completa con le misure su famiglia e comunità Lgbtqia+. In tv verrebbe introdotta una fascia protetta dalle 6 alle 23 per escludere contenuti definiti “genderisti”, con sanzioni che potrebbero arrivare alla sospensione della licenza. Le unioni civili sarebbero abolite in favore del matrimonio come unico istituto di coppia, con i relativi diritti — dall’assistenza ospedaliera all’eredità — trasformati in prerogative individuali attribuibili a una persona di fiducia scelta liberamente. Le adozioni resterebbero riservate alle coppie eterosessuali. A queste misure si affiancano incentivi alla natalità: quoziente familiare rafforzato, esenzioni fiscali progressive, un reddito per le madri, un mutuo a tasso zero dal terzo figlio e agevolazioni sui trasferimenti per i dipendenti pubblici con famiglie numerose.