Aggredito il padre del ragazzo picchiato a morte

L’84enne è stato colpito con un pugno mentre difendeva la bici, nello stesso spiazzo dove è stato ucciso il figlio Nicola.

Pinarella di Cervia C’è un piazzale, in riva all’Adriatico, che sembra aver inghiottito la pace di una famiglia. È lo stesso spiazzo di viale Tritone dove, nella notte tra il 18 e il 19 luglio, Nicola Musiani è stato massacrato di botte e dove, poche settimane dopo, tocca al padre finire a terra sotto i colpi di uno sconosciuto. Giorgio Musiani, 84 anni, è stato aggredito nella notte di giovedì mentre cercava di difendere la sua bicicletta da un ladro. Un pugno in pieno volto, la caduta, il dolore alle costole. E l’ombra, terribile, che quel gesto non sia stato un caso.

La dinamica è quella di un attimo. “Ero come sempre dentro al mio camper e ho sentito strani rumori provenire da fuori”, ha raccontato l’anziano ai quotidiani. “Sono uscito: c’era un uomo seduto sulla mia bicicletta che stava armeggiando. Ho subito pensato che volesse rubarmela, quindi mi sono avvicinato per mandarlo via. Lui ha reagito e mi ha dato un violento pugno sul naso. Un colpo solo, ma sufficiente a stendere un uomo che ammette di non avere più le forze di un tempo: “Volevo difendermi ma onestamente non ho più le forze. Sono caduto e mi fanno male le costole”. Il giovane, mai visto prima da quelle parti, si è poi dato alla fuga.

A rendere la scena ancora più agghiacciante è il luogo. Perché è proprio lì, a pochi metri dalla roulotte del padre, che il figlio Nicola, 53 anni, era stato aggredito con una violenza definita “animalesca” dal Gip. Un pestaggio di gruppo fatto di calci, pugni, bottigliate, sassate e perfino una bici scagliata addosso, che lo ha ridotto in fin di vita. Nicola è morto il 22 luglio all’ospedale Bufalini di Cesena.

Non stupisce, allora, il tarlo che ora tormenta Giorgio: “Non so se questa aggressione è stata un avvertimento o altro di simile, oppure se è un caso isolato e senza alcuna relazione con la morte di mio figlio Nicola”. Un dubbio che pesa come un macigno, in un piazzale finito da settimane al centro di un acceso dibattito sulla sicurezza.

Eppure l’anziano non arretra di un passo. Niente e nessuno lo convincerà a lasciare il posto che ha scelto come casa: “Io non ho paura di stare da solo. Io non scappo. Niente e nessuno mi manderà via dal mio camper ed è lì che voglio vivere e morire”. Parole di sfida, pronunciate da chi ha già pagato il prezzo più alto.

Intanto per l’omicidio del figlio le indagini corrono. Sono quattro i giovani arrestati, tra i 19 e i 23 anni e tutti del Forlivese, accusati di omicidio in concorso aggravato dai futili motivi; il Gip li ha lasciati in carcere parlando di indizi “oltremodo solidi”. Un sesto ragazzo, un 16enne, è finito nelle mani della Procura dei Minorenni di Bologna. Mentre la giustizia fa il suo corso, papà Giorgio resta lì, nel suo camper, a montare la guardia a un dolore che non ha ancora trovato pace.