Il corpo della madre nell’armadio, uccisa dal figlio per i soldi della droga

La donna aveva 71 anni. L’uomo aveva provato a spacciare l’omicidio per una banale caduta, ma la sua versione è crollata in poche ore.

Roma – C’è una periferia che ingoia i suoi drammi al quattordicesimo piano di una torre, tra le pareti di un appartamento dove una madre è stata uccisa e nascosta come un ingombro da far sparire. È l’orrore che si è consumato a Tor Bella Monaca, in largo Ferruccio Mengaroni, dove il corpo senza vita di Iole Liberatori, 71 anni, è stato ritrovato dai carabinieri all’interno di un armadio, con una busta stretta intorno alla testa e il volto sfigurato dalle ferite. Ad ucciderla, secondo gli investigatori, sarebbe stato il figlio 51enne: un uomo divorato dalla droga, che pretendeva soldi dalla madre e che, al culmine dell’ennesima lite, l’avrebbe massacrata in casa.

A dare l’allarme, poco dopo la mezzanotte tra il 13 e il 14 agosto, è stata la figlia della vittima, che non riusciva più a sentire la madre già dal pomeriggio. Quando i militari della stazione di Tor Bella Monaca e della sezione Radiomobile di Frascati sono saliti fino all’appartamento, hanno trovato l’uomo ancora dentro casa, accanto al cadavere occultato.

La sua prima versione era stata quella di un incidente: la madre sarebbe inciampata battendo la testa, e lui – ha raccontato – si sarebbe limitato a sistemare il corpo nell’armadio la sera precedente. Una ricostruzione che non ha retto. Le fratture al volto e le lesioni riscontrate dal medico legale hanno raccontato un’altra storia, e nel giro di poche ore gli inquirenti hanno smontato la messinscena.

Dietro il delitto ci sarebbero le continue liti per il denaro. Il 51enne, stando alle prime ricostruzioni, chiedeva con insistenza soldi alla madre per comprare droga, e proprio da uno di questi diverbi sarebbe scaturita la furia omicida. Interrogato in caserma, l’uomo avrebbe ammesso l’omicidio ed è stato arrestato.

Sul caso indagano i carabinieri di Tor Bella Monaca insieme al Nucleo investigativo di Roma, che ha eseguito i rilievi scientifici nell’abitazione alla presenza del medico legale e del sostituto procuratore di turno. Resta da chiarire il quadro completo di una tragedia familiare maturata nel silenzio, tra le mura di casa, in un quartiere che conosce fin troppo bene la violenza legata alla droga.