Il ministro Musumeci ha attribuito i disagi allo scalo di Fontanarossa più che al vulcano, mentre i danni al turismo sfiorano i 25 milioni.
Catania – A infiammare la polemica sulla quarta giornata consecutiva di stop ai voli a Catania non è stata soltanto la cenere vulcanica, ma una frase del ministro della Protezione civile Nello Musumeci, secondo cui a essere fuori posto non sarebbe il vulcano, bensì l’aeroporto stesso, un problema che la Sicilia si trascina da tempo. Parole che hanno acceso il confronto politico attorno alla Sac, la società che gestisce lo scalo, mentre il governatore Renato Schifani ha rivendicato la collaborazione della Regione con collegamenti straordinari e con la Protezione civile, pur ricordando di non avere prerogative dirette sulla gestione del traffico aereo. Dalla società di gestione è arrivato l’invito a lavorare insieme per garantire la massima continuità dei collegamenti e l’assistenza ai passeggeri rimasti a terra.
I numeri restituiscono la portata dell’emergenza: tra l’8 e l’11 agosto sono saltati circa 700 voli, tra arrivi, partenze e cancellazioni, di cui circa 450 partenze annullate secondo i dati aggiornati dalla Sac fino al 12 agosto. Oltre 400 collegamenti sono stati dirottati su altri scali: più di cento su Comiso dall’inizio dell’emergenza, una cinquantina su Palermo nella sola giornata del 12 e ventidue su Trapani, con alcuni voli assegnati anche a Lamezia Terme. A complicare ulteriormente la situazione era stato temporaneamente anche il blocco dello scalo di Comiso per contaminazione da cenere, poi tornato pienamente operativo.
Lo stop proseguirà anche nella giornata di ieri, giovedì 13 agosto: la Sac ha comunicato la chiusura dello spazio aereo del settore B3, con voli in arrivo e in partenza sospesi fino alle 2.00 di notte del 14 agosto, e ha invitato i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con le compagnie prima di mettersi in viaggio verso l’aeroporto, promettendo aggiornamenti nelle prossime ore.
Sul fronte economico, una prima stima di Assoesercenti colloca il danno per il turismo legato al blocco tra 12,8 e 24 milioni di euro. A questo si aggiunge la denuncia del Codacons, che presenterà un esposto all’Antitrust per rincari ritenuti sospetti sul noleggio auto allo scalo catanese, diventato per molti l’unica alternativa per raggiungere via terra gli altri aeroporti siciliani. Secondo l’associazione, un noleggio di poche ore per spostarsi da Fontanarossa arriva a costare 141 euro con riconsegna a Palermo, 181 euro a Trapani e fino a 337 euro a Comiso, contro rispettivamente 91, 107 e appena 87 euro registrati per la stessa prenotazione effettuata in un giorno lontano dall’emergenza, il 27 agosto: un rincaro che per la tratta verso Comiso arriva fino al 287% in più. Il Codacons ha quindi chiesto all’Antitrust di aprire un’indagine sulle tariffe applicate dalle agenzie di autonoleggio dell’aeroporto, per accertare eventuali fenomeni speculativi a danno dei viaggiatori rimasti senza volo.