Caro-carburanti, “boicottiamo i distributori in autostrada”

La denuncia del consigliere regionale Paldino: “Speculano sulla pelle delle famiglie. Riforniamoci nelle stazioni urbane o extraurbane”.

Bologna – Cento e quattro euro. Tanto serve oggi, in tutta l’Emilia-Romagna, per riempire un serbatoio da 50 litri di gasolio. Venti euro in più rispetto a un anno fa, una stangata che sta costringendo intere famiglie a rinunciare persino alle vacanze. A dare fuoco alle polveri è Vincenzo Paldino, consigliere regionale e capogruppo dei Civici con de Pascale, che punta il dito contro il caro-carburanti e lancia una parola d’ordine destinata a far discutere: boicottare i distributori in autostrada.

Il quadro fotografato dal consigliere è impietoso e trova conferma nei dati ufficiali. Secondo l’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio in modalità self viaggia in media a 2,076 euro al litro sulla rete stradale: un pieno da 50 litri costa così 103,80 euro, praticamente i 104 euro denunciati. E in autostrada va anche peggio, con il diesel a 2,151 euro al litro e picchi che, avverte Paldino, arrivano a sfiorare i 2,50 euro.

“Una situazione insostenibile che sta penalizzando la vita delle famiglie”, tuona il consigliere, secondo cui l’estate rischia di gravare sui bilanci per oltre 90 euro in più del solito solo per gli spostamenti. Nel mirino ci sono anche i tagli delle accise varati dal governo: “Non hanno di fatto ridotto i prezzi, che aumentano di pari passo con le misure dell’esecutivo”.

Vincenzo Paldino. Video Facebook

Da qui l’appello alla mobilitazione dei cittadini: “Invito tutti a lanciare un segnale forte e chiaro. Facciamo rifornimento fuori dalla rete autostradale. Scegliere le stazioni urbane o extraurbane è un atto di protesta concreto contro chi specula sulla vita delle famiglie”. Perché, ricorda Paldino, il rincaro non colpisce solo l’automobilista: “Si riflette sui costi di trasporto delle merci, gonfiando i prezzi dei prodotti che compriamo ogni giorno al supermercato. È una speculazione in piena regola sulla pelle delle persone”.

L’affondo più duro è riservato al governo. “Da marzo a oggi l’esecutivo Meloni ha bruciato 2 miliardi di euro in bonus e interventi tampone, senza impedire ai prezzi di superare la soglia dei 2 euro”, attacca. “Con quei fondi avremmo potuto finanziare un piano per la sanità pubblica, riducendo le liste d’attesa e assumendo il personale medico di cui i territori hanno disperatamente bisogno”. La chiusura è un appello alle riforme: “Basta decreti provvisori che sprecano miliardi senza risolvere il problema alla radice. Servono misure definitive per calmierare i prezzi e bloccare le speculazioni una volta per tutte”.